Emiliano sul servizio di telecardiologia: necessario passare al nuovo sistema, mi assumo la responsabilità

Il governatore: “il nuovo servizio più sicuro e meno costoso del precedente”. Questioni giudiziarie? “Nel momento in cui una serie di persone mi ha riferito dei rapporti tra i soggetti di questa vicenda, li ho fatti caricare nella macchina della Regione e accompagnati alla Procura della Repubblica”.

Telecardiologia EmilianoBARI – E’ attivo da circa un mese in Puglia il nuovo servizio di Telecardiologia, al centro di una serie di polemiche in questi giorni dopo una serie di vicende sia di natura tecnica che giudiziaria. E, anche se per  alcuni operatori del 118 il servizio  non funzionerebbe bene il presidente Michele Emiliano afferma di andare avanti assumendosene la responsabilità perchè il bilancio del servizio è positivo.

Questi in sintesi i contenuti di una conferenza stampa del presidente della giunta pugliese “nessuna di queste ragioni era valida per rimanere sul vecchio sistema”. Cioè il ‘Cardio on line’ che, a differenza dell’attuale ‘Helis’ (che utilizza tablet per l’invio dell’elettrocardiogramma e la ricezione dei referti), usa la tecnologia in analogico (cioè la linea telefonica) e non digitale (connessione Internet).

Il nuovo servizio di Telecardiologia ha anche portato all’apertura di inchieste giudiziarie, coinvolgendo tra gli altri l’ex responsabile del servizio di Telemedicina del Policlinico, Daniele Amoruso (che è anche addetto stampa del nosocomio barese) in qualità di titolare di una società che si occupa di servizi di Telemedicina.

“Amoruso” ha spiegato Emiliano “non è stato rimosso”, ma “ha opportunamente pensato che fosse utile” distinguere i due ruoli. “Nel momento in cui una serie di persone mi ha riferito dei rapporti tra i soggetti di questa vicenda” ha sottolineato Emiliano “io li ho fatti caricare nella macchina della Regione e li ho fatti accompagnare alla Procura della Repubblica”.

Emiliano ha poi ricordato che il “vecchio sistema era illegittimo (cioè gestito da privati mentre una legge nazionale dal 2014 prevede sia gestito dal pubblico), e probabilmente molto pericoloso e costoso perché c’erano molti ‘falsi positivi’ che inducevano a procedure ad alto costo che impedivano il soccorso di chi aveva realmente bisogno”.

Inoltre, “il sistema privato costava un sacco – 2,3 milioni di euro – e ora è gestito dall’interno e costa molto meno, circa 600mila euro”.

“Garantisco” ha concluso Emiliano “che questa storia l’ho guardata da ogni angolazione possibile: era assolutamente necessario passare al nuovo sistema. E su questo mi prendo la responsabilità nonostante non abbia partecipato a nessuna delle fasi con cui questo sistema è stato assemblato”.

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