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Appello dei parlamentari lucani 5 stelle a Pittella: non firmare accordo con lo Stato sui tagli alla sanità

Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli (parlamentari lucani M5s)

Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli (parlamentari lucani M5s)

“No alla manovra bancomat sulla sanità italiana e lucana voluta dal governo di Matteo Renzi, suggerita dalla Troika europea, con l’avallo del ministro Beatrice Lorenzis (Ncd) e del presidente della Conferenza Stato-Regioni, Sergio Chiamparino (Pd)”.

E’ quanto chiedono i portavoce lucani del Movimento 5 Stelle, la deputata Mirella Liuzzi e il senatore Vito Petrocelli, al presidente della Regione, Marcello Pittella, affinché non firmi l’intesa col governo sui tagli alla sanità.

“Le chiediamo” scrivono i due “di non apporre la sua firma alla prossima intesa Stato-Regioni, che determinerà un nuovo, ulteriore, taglio al Fondo Sanitario Nazionale”.

Nelle intenzioni di Liuzzi e Petrocelli (e di tutti gli altri parlamentari del M5S, che replicheranno l’appello ai governatori delle rispettive regioni di provenienza), è di evitare che, per disciplina di partito e per “connivenze clientelari, i governatori accettino il piano di tagli di 2,3 miliardi di euro previsti dal governo ‘abusivo’ di Matteo Renzi”.

“Dopo esternalizzazioni varie, chiusure di reparti e di ospedali interi, aumenti di ticket e tempi di attesa lunghissimi” scrivono i parlamentari lucani in un comunicato congiunto “arriva ora questo non sostenibile nuovo, feroce, attacco nei confronti della nostra sanità frutto di una gestione economicistica del Paese e del suo welfare, imposta all’Italia direttamente dalla Troika”.

Per evitare che Pittella “aderisca per disciplina di partito alla manovra, condizionato com’è dal peso della sua sanità (1 miliardo e 100 milioni di euro l’anno), dalle sue difficoltà di bilancio e dal dimezzato gettito delle royalties del petrolio”, Liuzzi e Petrocelli hanno ricordato al nostro governatore l’art 32 della Costituzione italiana che tutela il diritto alla salute e lo hanno invitato, insieme ai presidenti di tutte le regioni d’Italia, ad avere loro stessi iniziative di risanamento e di ripristino di diritti, spostando la scure dei tagli dalla sanità ai costi:

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