Comunali 2015, Viti: metodo Renzi per Matera?

VitiPrimarie, croce e delizia del Partito che le ha inventate. Uno strumento cavalcato a suo tempo dal Premier, Matteo Renzi, utile a coagulare partiti e coalizioni ma che continua alimentare polemiche. Statuti e tecnicismi a parte, in ordine di tempo Campania e Liguria rappresentano gli ultimi esempi di una querelle infinita, che ha tra l’altro condotto all’uscita dal Partito Democratico di uno dei suoi fondatori, Sergio Cofferati. Sul campo, in linea di principio, rimane però la bontà di uno strumento utile a disegnare il profilo della politica dal basso, a farla uscire dal Palazzo, a strapparla dalle mani della casta, a rompere gli schemi precostituiti. Aspetti ed elementi di analisi che finiscono col coinvolgere partiti e schieramenti della città di Matera, che fra accelerazioni e frenate, si avviano verso l’appuntamento elettorale del 2015. Ad inserirsi nel dibattito è ora Vincenzo Viti, protagonista storico della vita politica del Pd, fin dalla sua genesi. Modello Renzi per Matera, con tanto di punto interrogativo, si chiede Viti, in una nota. Un’analisi lucida e articolata, nella quale, riferendosi al Capogruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza, sottolinea testualmente: il metodo Renzi non può essere assunto solo nella versione gladiatoria della fase conclusiva ma nella trama paziente, fatta di ascolto, di analisi e sintesi, condotta all’interno e all’esterno del Pd. Se l’obiettivo è unire il Pd e il centrosinistra, scrive Viti, occorrerebbe che il Partito e l’intero schieramento si ritrovino intorno a un progetto, da sottoporre a una valutazione popolare. Insomma ripartire da una strategia che non si limiti ad anagrammare il dossier di candidatura ma sia in grado di definire tempi, obiettivi e risorse. Altra questione che sia Speranza che Luongo dovrebbero prendere in considerazione, scrive ancora Viti, è che una delle modalità da escludere per Matera è un accordo di Palazzo. Valgono come insegnamenti ed esperienze, su questa strada, sia l’elezione di Buccico sia quella, ultima in ordine di tempo, legata a Potenza. Altrettanto limitato e miope, per le singolarità che Matera rappresenta ed esprime e sul piano culturale e sul piano politico, sarebbe il tentativo di inserirne il contesto all’interno di un risiko regionale delle nomine, obbligando Pittella, scrive ancora Viti, ad entrare in una logica che gli è estranea. Vale la pena, conclude, di non perdere di vista ruolo e significato delle primarie, perché non siano quelle liguri ma aprano la strada, nel rispetto di regole vigilate, ad una vera partecipazione.

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