Appalti truccati al Comune di Melfi. Sei le misure cautelari

Il Procuratore Capo Luigi Gay in Conferenza Stampa

Il Procuratore Capo Luigi Gay in Conferenza Stampa

POTENZA – Bandi ad hoc ed illeciti affidamenti diretti.È questa l’accusa che ha portato nelle scorse ore a sei misure cautelari emesse dal GIP di Potenza, nell’ambito dell’inchiesta “Cocker” della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo, che ha coinvolto il Comune di Melfi e la famiglia Caprarella, proprietaria di società e imprese edili.

A finire in carcere, Bernardino D’Amelio, responsabile dell’area Infrastrutture e Mobilità del Comune di Melfi. Ai domiciliari, Livio Valvano, sindaco della città federiciana, Antonio ed Emilio Gerardo Caprarella, titolari dell’impresa esecutrice dei lavori appaltati dal Comune di Melfi, e Gerardo Caccavo, progettista dei lavori. Divieto di dimora per Katia Caprarella, amministratrice di alcune società.

L’indagine, partita nel 2013, si è avvalsa di approfondimenti ed intercettazioni ed ha consentito di acquisire vari elementi con ipotesi che vanno al concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, induzione indebita a dare o promettere beni, falso ideologico e abuso d’ufficio.

Secondo la ricostruzione, un sistema esistente all’interno del Comune di Melfi con rapporti tra il funzionario comunale D’Amelio e la famiglia Caprarella, ha generato l’adozione di bandi ad hoc ed illeciti affidamenti diretti o ancora l’approvazione di perizie di varianti. Dagli appalti di 36 alloggi popolari ai lavori nella scuola “Nitti”, aggiudicati con ribassi anomali del 38% e che hanno fruttato agli indagati circa 6mln di euro.

Il PM Francesco Basentini, nel confermare la chiusura delle indagini, ha inoltre sottolineato l’ampio filone che vede coinvolti a vario titolo ben 25 indagati.

Share Button