Una lettera agita le acque nel Pd lucano

PD LucanoAcque agitate nel Partito Democratico lucano. Questa volta non si tratta delle solite faide interne o delle divisioni fra correnti e sottocorrenti che da sempre animano, per così dire, il dibattito all’interno del Partito.

A mettere in agitazione il Pd, ormai in piena psicosi congressuale, è la lettera firmata dal braccio destro di Matteo Renzi, Luca Lotti e dal Presidente della Commissione Nazionale per i congressi regionali, Enrico Morando, datata il 17 aprile e ripresa, nel testo e nei contenuti, dai quotidiani e dai social.

Duro per toni e contenuti, il documento si riferisce alle informazioni sul congresso lucano arrivate a Roma, che vengono definite gravemente incomplete e in qualche caso addirittura forvianti. Non mancano poi precise indicazioni temporali, in particolare con riferimento alla data del voto per la scelta del segretario regionale, indicata in modo perentorio per domenica 8 giugno, pena il commissariamento.

E qui le cose si complicano. L’8 giugno infatti potrebbe svolgersi, qualora nessuno dei candidati Sindaco superasse il 50 percento al primo turno, il ballottaggio al comune di Potenza. Nella stessa domenica sarebbe quindi complicato svolgere le primarie tra i tre candidati alla segreteria, Antonio Luongo, Dino Paradiso e Luca Braia. Di conseguenza il congresso dovrebbe essere o anticipato al primo giugno o posticipato al massimo al 15.

La proroga in quest’ultimo caso non sarebbe un problema, se dovesse essere questione appunto di una settimana. Al di là dei tecnicismi, la questione poi acquista un sapore squisitamente politico, stando alle dichiarazioni rilasciate sui quotidiani dal senatore Salvatore Margiotta e dallo stesso Luca Braia.

Altro che caccia alla talpa, fa sapere Margiotta, con riferimento alla fonte del Partito che avrebbe fornito le informazioni alla stampa e alla reazione scomposta della Commissione Regionale. La circolare del congresso doveva essere subito pubblica, sottolinea. Altrettanto dura la reazione di Braia, che, senza giri di parole, fa sapere di non essere stato informato del rischio commissariamento. C’è ancora chi fa finta di nulla ma per il Partito Democratico è sempre più crisi di nervi.

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