“Liberiamo la Basilicata”. La Diocesi di Matera scende in campo.

Don Filippo Lombardi

Don Filippo Lombardi

Tra le voci che stiamo registrando in questi giorni difficili per la politica e, più in generale, per l’intera società lucana, sono molte le forze intellettuali e i movimenti che smuovono la cenere alla ricerca di qualche residuo tizzone ardente.

E mentre i giovani democratici lucani promuovono una raccolta firme per un “manifesto” intitolato “Io ci Sto”, su un altro fronte si mobilitano i cattolici.

Su Logos, il settimanale della Diocesi di Matera diretto da Antonella Ciervo, campeggia in prima pagina un esplicito e chiaro appello, firmato dalla penna, non certo tremolante di Don Filippo Lombardi, agli onori della cronaca già nel lontano 2003 per le proteste contro il deposito unico delle scorie nucleari in Basilicata.

L’appello è chiaro: “Liberiamo la Basilicata!” “Dopo le dimissioni irrevocabili del governatore De Filippo, si andrà alle elezioni anticipate – scrive – si apre quindi una stagione di campagna elettorale che vedrà quasi certamente i soliti noti in lizza per occupare poltrone che da anni appartengono a chi, con maggioranze bulgare del 60 o 70%, governano una regione che con tutte le sue risorse detiene anche il primato della disoccupazione e della povertà”

Il pastore, testimone attento della società lucana, ne passa in rassegna i mali, a partire dalla politica “assistenzialistica che non crea sviluppo” per finire alla staffetta dei ruoli politici e negli enti.

E si rivolge dalle pagine del settimanale ai cittadini, non solo cattolici, alle associazioni, agli imprenditori ed agli stessi partiti: la politica non è una professione a vita, quanto piuttosto una vocazione e suggerisce una “formazione specifica per quanti vorranno, e speriamo tanti, spendersi per la comunità, per il bene comune, per il governo della regione”

Ed è necessario, conclude, che “la gente comune e i cittadini onesti si mettano insieme per una svolta ed un rinnovamento della classe politica”.

Insomma, sembra proprio che componenti di rilievo della Chiesa lucana stiano votando la sfiducia al ceto politico del centrosinistra che ha dominato la scena negli ultimi due decenni.

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