Il giorno più lungo della Regione Basilicata.

tramontoE’ una giornata che si è presentata con un timido sole quella odierna sulla Regione Basilicata, ma che è apparsa di fatto sin dalle prime battute minacciosa e con intense nuvole nere, prossime ad abbattersi con un fragoroso temporale sullo sgomento Palazzo regionale di via Verrastro e sull’intero territorio.

La notizia degli arresti domiciliari che ha travolto 2 assessori ed 1 consigliere regionale, unita a quella del largo coinvolgimento trasversale che ha investito consiglieri appartenenti alle diverse espressioni politiche, si è fatta breccia poco dopo le nove e con una impressionante viralità si è propagata nella quotidianità, irrompendo nelle case, negli uffici, nelle piazze, e – ovviamente – sulla rete.

In attesa di dettagli dalla Procura dove era stata annunciata la conferenza stampa per tarda mattinata, si è alimenta da subito l’onda dei commenti e tutto questo commentare ha finito con accrescere ulteriormente il già diffuso e dilagante sentimento di antipolitica, che si manifesta da tempo nelle scelte elettoriali ma anche e soprattutto negli atteggiamenti, nei comportamenti e nei pensieri dei cittadini, di tutti i cittadini.

Fatti che risalgonoa due anni fa (biennio 2010-2011), con l’indagine scattata con i sequestri documentali degli ultimi mesi, hanno portato oggi alla accusa di peculato e false attestazioni per 11 persone a cavallo fra due legislature, comportando coinvolgimenti importanti, peraltro senza escluderne ulteriori nelle prossime ore. La notizia si è riversata come un fiume in piena nelle acque di un mare già da tempo in tempesta, che ha condizionato nelle ultime settimane anche le valutazioni sul profilo della nuova giunta regionale da varare, con il dubbio se connotarla con componenti interni o esterni al Consiglio.

Da molti “attesa”, “annunciata”, forse anche “auspicata”, la notizia del terremoto politico-giustiziario che ha scosso i piani alti della Regione, e che mette forti interrogativi sulla continuità della legislatura, merita di essere contestualizzata rispetto ai tempi e rispetto alla sua rilevanza, ma in modo disgiunto rispetto all’impatto che essa rischia di generare con la sua dirompenza oggi.

Una questione importante, non certo banale e non banalizzabile , che merita una riflessione profonda a tutti i livelli, per evitare che nello sgomento e disorientamento generale e purtroppo nel sentimento di giustizialismo diffuso che monta dal basso, si traduca in una paralisi devastante per il territorio, in grado di incidere ancor più sul già fragile tessuto economico e sociale della Regione. Le urgenze e le emergenze del territorio (oltre quelle che attanagliano l’intero Paese) sono tali e tante da non meritare indugi e tentennamenti. Per ridare credibilità alla politica occorre fare tutti un passo indietro ma soprattutto tanti passi in avanti, dando certezza alle proposte e offrendo sinergia nel costruirle. Se politiche di austerità, comportamenti onesti, attenti, rispettosi e morigerati sono necessari, non si può tollerare che ciò porti nei prossimi mesi ad una stasi devastante, lasciando incancrenire ancor più le tante questioni del lavoro e non solo che sono prioritarie per le famiglie, per le imprese, per le singole intelligenze del territorio.

I provvedimenti restrittivi disposti per una vicenda brutta ma tutto sommato da “pochi soldi”, se si legge nelle pieghe dei fatti, fanno sicuramente e doverosamente riflettere per la loro portata ma di fatto fanno ancora più rabbia perché aprono le porte ad una più drammatica reazione a cascata negli effetti che si potranno generare, con un impatto economico ben più rilevante ed un colpo ancor più grave per il futuro Regione nella sua interezza.

Nella piena fiducia verso la magistratura affinchè lavori a fondo sulle responsabilità e dinamiche dei fatti, ma sottolineando il principio di innocenza da presumere fino a che la giustizia non avrà fatto il suo corso con i suoi diversi gradi di giudizio, va da sé che le responsabilità di tipo politico non debbano sottrarre sin da oggi tutti dall’intervenire.

Lo scenario lucano, che è parte di un più ampio, delicato e complesso scenario nazionale, emerge come lo specchio di quello che ha riguardato già altre Regioni, dal Lazio, alla Lombardia al Piemonte, come se un andazzo comune avesse contagiato l’intera Italia.

Le nubi odierne non sono certo destinate a diradarsi nel breve e con un semplice soffio di vento, ma mai come ora occorre fare presto e garantire prontamente alla Regione Baslicata un governo pieno di certezze oltre che di azioni propositive e di programmazione. Il macigno del futuro pende su tutti noi, preoccupati e sfiduciati nel profondo ma consapevoli che la clessidra del tempo non può concederne più altro. Fare da cassa di risonanza al sentimento di sfiducia che accomuna tanti cittadini non porta lontano.

E ciascuno, media compresi, non può sottrarsi dall’analisi dell’impegno e della responsabilità con cui deve essere affrontato il domani già da oggi, mettendo in campo una azione mirata a voltare pagina, offrendo al dibattito ed al confronto contenuti ed una prospettiva seria di cambiamento, che apra ad un nuovo corso e aiuti tutti, giovani in primis, non solo a sperare in un domani migliore ma a crederci e ad impegnarsi per renderlo possibile.

Share Button