Crisi di Governo, su un binario morto riordino delle Province e legge elettorale

Oltre alla legge elettorale, a febbraio si voterà ormai quasi sicuramente col Porcellum, c’è un altro provvedimento che non vedrà la luce in questa legislatura: il riordino delle province. Sta saltando infatti il realtivo decreto, prima vittima della crisi di Governo, innescata da Berlusconi e poi rilanciata da Monti, con l’annuncio delle dimissioni, dopo l’approvazione della finanziaria. La decisione di non convertirlo in legge è stata presa nel corso dei lavori della Commissione Affari Costituzionali del Senato, che si è conclusa, ieri, in serata, alla presenza del ministro della funzione pubblica, Patroni Griffi. Oggi toccherà ai capigruppo del Senato cercare una via d’uscita ma le possibilità rimangono ben poche, anche a causa del numero eccessivo di sub emendamenti, pari in tutto a 140. La fine su un binario morto del provvedimento, per il quale il tempo scadrà il 6 gennaio, è un’altra conseguenza del disimpegno del PdL dalla maggioranza. Lapidario il commento di Patroni Griffi. Il Governo, ha detto, ha fatto quello che poteva, ma la situazione, ha fatto sapere, ormai è del tutto imbrigliata. A questo punto, si tratta ancora di indiscrezioni, alcune norme potrebbero essere inserite nella legge di stabilità ma su questo aspetto il ministro non si è espresso. In margini di manovra continuano ad essere strettissimi e a dominare è ormai il caos. Una cosa è certa. Per effetto della spending review, le province si trovano private di notevoli risorse e l’assenza di una legge seria sulla loro riduzione, con le conseguenti misure finanziarie necessarie, le metterà in gravi condizioni. Gestione di scuole e strade comprese.

Share Button