Monti si dimette. Salta riordino Province

Monti gela Berlusconi. Dimissioni dopo il disimpegno del PdL alle Camere e la sedicesima discesa in campo del cavaliere. Il professore se ne andrà dopo l’approvazione della finanziaria. Una scelta che non lascia spazio a dubbi ma che soprattutto, nelle intenzioni del premier, carica sulle spalle del Popolo della Libertà la responsabilità della situazione. Insomma Monti non ci sta a lasciarsi cucinare a fuoco lento e risponde allo strappo con uno strappo. La fine di un’epoca, forse. Sicuramente la fine, per il momento, della discussione sulla questione province, se, come appare ormai evidente, con la caduta del Governo decadrà anche il tanto temuto riordino delle province italiane. Sul quale del resto il PdL era già andato in fibrillazione. Sconfessando per certi versi, le promesse elettorali del 2008, quando vinse le politiche con un programma che prevedeva l’abolizione delle province, il Partito di Berlusconi era infatti insorto, gli scorsi giorni, annunciando di voler porre al Senato la pregiudiziale di incostituzionalità sul decreto di riordino. Sul piede di guerra, e sempre per scongiurare gli accorpamenti, anche i Sindaci delle province a rischio avevano annunciato la loro discesa in campo o meglio in piazza, a Roma, per l’undici dicembre. Forse Monti avrà spiazzato anche loro ma al di là della manifestazione che a questo punto bisognerebbe congelare, rimane lo spirito e il principio di una iniziativa che i Sindaci hanno definito come l’espressione del legame con le cittadinanze amministrate, da tutelare di fronte all’iniquità del provvedimento.

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