Cultura e dintorni, Mastrosimone: superare la visione ragionieristica di Tremonti

MATERA – Qualche tempo fa, non molto per la verità, ma oggi sembra un’altra epoca, l’ex super ministro all’economia, Tremonti, l’aveva definito un settore che non dà pane, col quale non si mangia. Si riferiva alla cultura, ambito nel quale la scure dei tagli si è sempre abbattuta in modo indiscriminato. Sicuramente una battuta infelice, un giudizio quello del ministro, dal taglio contabile e ragionieristico, al quale, con buona probabilità sfuggiva, in quel momento, che l’Italia possiede circa il 50percento del patrimonio artistico mondiale. Abbandonare a se stesso tale patrimonio e la cultura in generale, questo sì, significa rinunciare alle immense potenzialità che essa offre, anche in termini di crescita e di sviluppo. Fatto sta che la politica continua ad interrogarsi, come è avvenuto, a Matera, qualche giorno fa, in occasione dell’incontro dibattito, promosso dall’Assaciazione Campolibero, presenti, fra gli altri, l’assessore regionale al ramo, Mastrosimone, il consigliere regionale del Pd, Santochirico, e Antonio Calbi, membro del Comitato Matera 2019. Al centro dei lavori, le norme organiche in materia di cultura e spettacolo, a tu per tu con i rappresentanti di alcune delle principali realtà locali che operano nel settore, e a partire dal relativo disegno di legge, già all’ordine del giorno della quarta commissione consiliare. Si pone oggi più che mai, ha osservato l’assessore Mastrosimone, la necessità di adeguare l’apparato normativo e di superare i ritardi. L’impalcatura normativa si propone infatti di definire, ha detto, che cos’è la cultura, gli obiettivi e, naturalmente, gli strumenti giuridici. Strumenti che giocano un ruolo fondamentale, per la stessa città dei Sassi, alle prese con l’ambizioso traguardo della candidatura a Capitale Europea della cultura. Adeguare gli strumenti normativi, in ambito culturale, significa oggi individuare un centro unico di gestione, perché, attualmente, scelte e responsabilità, sono eccessivamente frazionate e spalmate. Insomma, la politica è chiamata, anche qui, a fare il suo dovere.

 

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