Consiglio Regionale incagliato. Venezia a De Filippo: dimettiti

POTENZA – Uno spettacolo che rimanda a scenari settecenteschi. I Palazzi della politica italiana come Versailles, alla vigilia della rivoluzione. La nutrita corte degli eletti, quelli che annunciano a giorni alterni di volersi tagliare gli stipendi per poi rimandare la questione, e i cortigiani di Re Sole. Li separa più di due secoli di storia, ma la sostanza non è cambiata: per gli uni e per gli altri, una distanza abissale, praticamente siderale dal mondo che li circonda. E il Consiglio Regionale di Basilicata non sembra voler fare eccezione, a giudicare almeno dall’ultima seduta. Prima si riunisce, poi si scioglie, per mancanza del numero legale. La riunione riprende ma il numero di presenti è inferiore rispetto a quello previsto. Insomma, il Consiglio balbetta e rimanda le decisioni. Non per colpa della minoranza, ribadisce in un comunicato il consigliere regionale del PdL, Mario Venezia. E come in ogni buon sistema feudale che si rispetti, fra signori e signorotti, e i loro veti incrociati, l’assise si arena, drammaticamente come una nave che mostra le sue crepe, legate, fa notare Venezia, agli interessi di frazione, tutte interne al Partito Democratico. Sullo sfondo, restanto però le catastrofiche previsioni di Bankitalia: nel 2012 il Pil nazionale crollerà dell’1,5 percento. Tempi ancora più duri quindi anche per la Basilicata, in recessione economica dal 2010. L’unica attività svolta, denuncia ancora Venezia, riguarda i tagli alla sanità e ai servizi sanitari, con la chiusura indiscriminata degli ospedali. Una condizione di stallo della quale Venezia invita il Governatore lucano, Vito De Filippo, a prendere atto. Per il suo bene e di tutti i lucani, scrive testualmente l’esponente del Popolo della Libertà, farebbe bene a rassegnare le dimissioni. Subito e prima, conclude Venezia, che dalla gente parta la protesta che potrebbe tramutarsi in rivolta popolare.

 

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