Domani il Coordinamento Provinciale del Pdl, intanto Venezia promuove un incontro per scuotere il partito

Il logo del Pdl

Gli appassionati di enigmistica conoscono bene quei giochini grafici pubblicati spesso a pie’ di pagina delle riviste di settore, “trova la differenza” ad esempio, nei quali occorre comparare due vignette e scoprire quei particolari che le rendono diverse. Quasi quasi fa pensare a questo quanto in queste ore sembra accadere all’interno del PDL della provincia di Matera. 10 gennaio 2012, ore 14:33, con un invito a mezzo e-mail, il consigliere regionale Mario Venezia annuncia la convocazione di un incontro, fissato per sabato 14 alle 18 al Palace Hotel di Matera, propedeutico al prossimo congresso provinciale del partito. L’obiettivo, spiega chiaramente Venezia, è quello di immaginare il PDL come alternativa al cosiddetto “regime di centrosinistra, senza sconti e senza compromessi”, ma innanzitutto di “scuotere il PDL anche in provincia di Matera”. E’ un PDL un po’ sonnolento quello che Venezia vede attorno a sé? Forse, e non avrebbe nemmeno tutti i torti a dirlo, ma il primo risultato l’ha già ottenuto: alle 11:51 del giorno successivo alla sua comunicazione, ovvero ieri, 11 gennaio, infatti, il coordinatore provinciale del partito, il senatore Cosimo Latronico, insieme al suo vice Nuccio Labriola, ha annunciato la convocazione per venerdì 13, un giorno prima dell’incontro di Venezia, all’hotel San Domenico, alla stessa ora, ovvero le 18, la riunione del coordinamento provinciale, altrettanto propedeutico al congresso, “occasione – dice – per valorizzare la classe dirigente che si è spesa sul territorio svolgendo un’opera spesso difficile e per concepire  soluzioni organizzative innovative”. Ora torniamo alle differenze dell’inizio: perché due incontri a distanza di appena un giorno e il secondo convocato poco dopo il primo? Cosa cambia tra il PDL raccontato da Venezia e quello di Latronico? Qual’è il vero PDL? Lo sono tutti e due? Allora c’è una frattura? Una spaccatura? Uno iato? Si parte, o meglio si riparte dopo il fallimento dell’esperienza Berlusconi, veramente male, ovvero emulando quel centrosinistra tanto contestato ma nel modo peggiore, ovvero dividendosi.