Matera, approvato Quadro Conoscitivo Locale

MATERA – Un passaggio importante, il primo passo verso la pianificazione urbanistica. Così il presidente della relativa commissione, Tortorelli, saluta l’approdo in aula del “quadro conoscitivo locale”, poderosa impalcatura in ambito ricognitivo, che costituisce il primo e unico punto all’ordine del giorno del Consiglio Comunale odierno. Un atto ricognitivo, appunto, ribadisce ancora Tortorelli, da adottare per le successive verifiche di compatibilità. Sullo sfondo ed in prospettiva rimangono infatti sul campo i veri strumenti della pianificazione urbana: il piano strategico, quello strutturale e il regolamento urbanistico. Fare presto e fare bene, gli fa eco dai banchi della minoranza, il Consigliere Tosto, perché è sulla programmazione che si gioca il futuro della città, ormai in caduta libera nella classifica sulla qualità della vita, redatta dal Sole24Ore, dove Matera perde ben undici posizioni. Il documento all’esame della massima assise è una fotografia del territorio, fanno notare a più riprese dai banchi della Giunta e della maggioranza. Una fotografia sulle modalità di utilizzo della città, da un punto di vista antropico, osserva il consigliere Enzo Acito. Un vero e proprio focus sulle sedici marcoaree indicate, con i dati relativi al numero degli abitanti, alla estensione e alla densità. Accanto a questi, altrettanta importanza rivestono però, rincara, la verifica ed il rispetto di determinati standard abitativi. Siamo fra i primi comuni lucani, viene fatto ancora osservare dai banchi della maggioranza, ad aver predisposto il quadro conoscitivo. Sul tempo finora perso, dal 2006 ad oggi, grava anche la responsabilità della Regione, che non si è ancora dotata della carta regionale dei suoli. Prima di passare all’approvazione del documento – il Consiglio lo promuoverà all’unanimità – è il professor Properzi, che lo ha redatto, ad illustrarne definizione e specificità. È un atto denso di significati, sottolinea, perché conferisce senso alle parti del territorio. Fa riferimento, ricorda Properzi, a tre livelli di conoscenza. Una di tipo istituzionale, legata in gran parte ai vincoli. Una di tipo identitario, perché ogni parte ha un suo specifico senso e significato. C’è poi un terzo tipo di conoscenza, che Properzi definisce intenzionale, relativa cioè alla possibilità di intervenire e trasformare il territorio. Ma rimane pur sempre una fotografia, conclude. Per le scelte e le soluzioni, occorrerà attendere il piano strategico e quello strutturale.

 

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