“Matera cambia!”, Adduce e le raccomandazioni

Il logo "Matera Cambia!"

MATERA – E’ trascorsa ormai una settimana dalla sortita pubblica del Sindaco di Matera, Salvatore Adduce, con cui ha annunciato di voler combattere la pratica della “raccomandazione”, esortando le aziende che collaborano col Comune, a partire da quella che gestisce il servizio di raccolta rifiuti che necessita di dieci nuove unità, a ricorrere all’Ufficio di Collocamento per la selezione delle maestranze necessarie allo svolgimento delle proprie attività. Da allora di dichiarazioni, sostanzialmente approvazioni e condivisioni delle parole del primo cittadino, ne sono arrivate tante e, a prescindere dal merito, hanno avuto almeno la funzione di animare quel dibattito politico cittadino svilito da un Consiglio Comunale latitante e senza guida. L’ultimo commento, in ordine di tempo, è quello del movimento politico “Matera Cambia!”, tutt’altro che d’approvazione rispetto all’Adduce-pensiero. Una volta premesso il fatto che da molti anni non è più obbligatorio per i datori di lavoro privati rivolgersi al collocamento ed assumere dalle liste secondo le graduatorie di disoccupazione, “Matera Cambia!” chiede ad Adduce di tradurre le belle parole ed intenzioni in fatti concreti, formalizzando per iscritto alla ditta la richiesta di assunzione dal collocamento e che preannunci alla stessa che rescinderà il contratto in caso di mancata ottemperanza. Un obbligo che dovrebbe essere inserito a prescindere anche nel Regolamento Comunale dei Contratti nonché in tutti i capitolati e contratti di appalto redatti e/o stipulati dal Comune a seguito di gara pubblica e dovrebbe riguardare almeno il 80% degli organici contemplati. Il merito sulla raccomandazione, insomma, non prevale soltanto con i bei discorsi, e questi semplici accorgimenti proposti all’amministrazione comunale permetteranno di passare dalla retorica degli annunci ad un concreto contrasto alla mentalità e cultura mafiosa del clientelismo che, come dimostrato dalla campagna “Un voto per un piatto di pasta e fagioli” portata avanti proprio dal movimento in questione, a Matera è viva e vegeta. Anche Franco Vespe, da osservatore silenzioso, ha inteso offrire il proprio parere, spiegando che il problema non è risolvibile con i proclami bellicosi quanto solitari di un sindaco-sceriffo, tra l’altro soltanto sulla carta, e che sostenere questo è un insulto grottesco all’intelligenza del popolo materano. Il riscatto, quindi, deve passare per la promozione di una solidarietà orizzontale fra i membri di quel ceto più vivo ed attivo della nostra società in grado di portare idee nuove, energie vitali, progetti e finanziamenti in grado di attuarli. E questo non può arrivare dai campioni della raccomandazione, mentre ben più può fare il fermento positivo vistosi alle ultime elezioni che, se supera la sterile verbosità o le personalistiche divisioni, può esperire un altro tentativo per batterli.

 

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