Le reazioni post-Consiglio Comunale a Matera

La seduta del Consiglio di ieri

MATERA – Dottor Jekyll e Mister Hyde. Il titolo dell’opera di Stevenson riassume bene l’essenza della maggioranza Adduce: compatta, dall’armonia e l’unità interne improvvisamente ritrovate durante la campagna elettorale di marzo per poi tornare ad essere divisa, a tratti irrimediabilmente lacerata, sicuramente accecata dal potere nel momento in cui ogni sua componente esige il pagamento del conto. Niente di nuovo, sia chiaro, ma il problema vero è che ad ogni tornata elettorale si dice che il futuro non potrà essere peggiore rispetto a quanto accaduto in passato. Invece non è così, perché una maggioranza che, alla seconda seduta di Consiglio, non è ancora in grado di presentarsi d’accordo sulla designazione di un presidente, di fatto, è l’esempio peggiore di amministrazione di centrosinistra degli ultimi anni. “Abbiamo 25 consiglieri”, tuonava Adduce nella campagna elettorale del Ballottaggio con Tosto, “siamo già la maggioranza”. Ieri, in Consiglio, si è scesi a 21 con l’Italia dei Valori assente dai banchi, perché l’accordo sulla consigliera Massenzio alla presidenza non è stato raggiunto, e l’assessore Giordano, in quota al partito, assente alla presentazione della Giunta, già monca della Bengiovanni, espressione dei “Popolari uniti”, dimissionaria, e mal digerita da “Alleanza per l’Italia”. Rosa Mastrosimone, assessore regionale del partito di Di Pietro, raggiunta telefonicamente, ha dichiarato che “il silenzio di Italia dei Valori nel Consiglio Comunale di Matera pesa più di qualsiasi comunicato. Noi siamo pazienti ma non troppo”, ed alla domanda se fosse vera o meno l’ipotesi di una possibile uscita dalla maggioranza, come trapelato nelle ultime ore, ha risposto: “può essere se tirano la corda più di tanto”. Nel mezzo c’è la doppia fazione interna al PD, Antezza-Santochirico, che rivendica maggiore rappresentanza basandosi sui numeri riportati nella consultazione elettorale. Un tira e molla degno delle migliori telenovelas sudamericane che nel mezzo, a soccombere, vede la città e i cittadini. Eppure Adduce e i suoi, nonostante un malcelato imbarazzo, dissimulano ed accusano l’opposizione, che in blocco ha abbandonato l’aula dopo la decisione assunta a maggioranza di proseguire i lavori senza eleggere il presidente del Consiglio, di essere “cavillosa, burocratica e pretestuosa” e con “scarsa voglia di discutere i problemi della città”. Tosto ed Acito, in realtà, si appellano alle regole: quelle stesse che il centrosinistra dovrebbe rispettare come primo atto di rispetto verso Matera e gli elettori. In una nota congiunta, il raggruppamento civico ed il PDL, insieme ad Mpa ed Io Sud, hanno parlato di “grave e intollerabile illegittimità” e che la decisione di ignorare le disposizioni del comma 3 dell’articolo 17 dello Statuto Comunale significa “prendere in giro i cittadini e sviare un’evidente responsabilità politica”, cui certo l’opposizione non presterà il fianco e che sarà fatta presente al Prefetto. Il prosieguo della seduta consiliare di ieri è stato desolante, a tratti irreale, con una maggioranza abbandonatasi ad un lungo soliloquio sugli altri punti all’ordine del giorno e che rischia di trasformare il futuro della città in un affare privato, limitato all’ennesima spartizione del potere, o meglio degli ultimi scampoli che restano e Matera, francamente, non lo merita.

 

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