I Radicali chiedono una commissione d’inchiesta sulle regionali

Matera. Istituire una Commissione d’inchiesta sulle ultime elezioni regionali e, in genere, sulla negazione dei diritti civili dei cittadini durante la fase elettorale, anche allo scopo di promuovere tutte le azioni necessarie ad impedire che in futuro si faccia ancora strame di diritto e di democrazia. La richiesta, formalizzata in una lettera inviata al Presidente della Giunta regionale di Basilicata, Vito De Filippo, ed ai neo-eletti Consiglieri, è arrivata dai Radicali lucani, in concomitanza con l’avvio dei lavori della nona legislatura, articolata in diversi punti. Il leader del movimento, Maurizio Bolognetti, ricorda che il Consiglio regionale ha modificato la legge elettorale il 19 gennaio e poi ancora il 4 febbraio, quindi anche a pochi giorni dal deposito delle liste e a poco più di un mese dal voto, nonostante il Consiglio D’Europa, suggerisce agli stati membri di “non modificare gli elementi fondamentali del diritto elettorale nell’anno che precede le elezioni”. La campagna di raccolta firme in calce alle liste, spiega ancora Bolognetti, è stata caratterizzata da numerose illegalità documentate dai giornali lucani. Clamorosa poi è la denuncia dell’ex-consigliere Pasquale Di Lorenzo, che ha dichiarato che il suo nome è stato depennato dalla lista del PDL a poche ore dalla presentazione. In ultimo Bolognetti fa presenti altre due questioni di cui i Radicali sono evidenti testimoni: con un’inchiesta telefonica, infatti, hanno documentato che in numerosi Comuni lucani l’ufficio elettorale era chiuso, mentre resta da chiarire la vicenda, prontamente denunciata sabato 27 febbraio, quando dal Tribunale di Potenza si poteva entrare ed uscire liberamente ben oltre le ore 12, orario ultimo fissato per la presentazione delle liste. Lo stesso Tribunale tra l’altro, contrariamente a quanto disposto dalla legge, ha impedito ai Radicali di poter aver accesso alle liste depositate. “Situazioni di illegalità reiteratamente denunciate”, insomma, conclude Bolognetti, “che si sono tradotte nell’ennesima grave ferita inferta alla democrazia, ai diritti civili e politici dei cittadini italiani e nella negazione, di fatto, del diritto di elettorato passivo e attivo”.

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