Le riflessioni di Vespe sulle Comunali materane

Il Comune di Matera

MATERA – Dopo l’elezione di Salvatore Adduce a Sindaco di Matera, per 179 voti in più del concorrente Angelo Tosto, Franco Vespe, sagace osservatore politico cittadino, definisce “strano” il risultato elettorale e lo paragona ad un “giallo”, partendo dalle rilevazioni nei seggi effettuate in tempo reale da “Datacontact”, precise al millimetro al primo turno, nonostante una conta dei voti più complessa ed articolata, e “fragorosamente sbagliate” di circa 600 voti al secondo, quando inizialmente hanno assegnato la vittoria a Tosto. Vespe, di fatto, ritiene che si accaduto qualcosa dal momento in cui i “Tosto boys” raccoglievano i dati dai seggi all’atto in cui i risultati venivano riportati alla Prefettura. I casi quindi sono due: o “Datacontact” chiarisce la natura dell’errore, o si ricontano i voti. In ogni caso, però, il risultato di Tosto per Vespe è un’impresa da consegnare alla storia, perché svolta senza l’appoggio di partiti o apparati di sorta, che ora avrebbe come sbocco ideale l’approdo al Pdl dei Consiglieri delle Civiche, se si abbandonassero personalismi e indisposizioni umorali, ricostruendo i ponti fragorosamente distrutti dietro le loro spalle. Ma innanzitutto Vespe ritiene necessario l’avvio di una riflessione politica sul futuro amministrativo della città: “il commissario prefettizio, come ultimo atto della sua gestione, ha approvato il progetto di cambiare la destinazione d’uso dell’area ex-Barilla; la pletora di imprese e false cooperative edilizie che hanno perpetrato il sacco cementizio della città negli ultimi 20 anni, e che governano in modo occulto la città, non ha perso tempo, ed il nuovo sindaco è espressione di questo mondo e sensibile a questi interessi, contrariamente a Tosto, “leader di quella classe imprenditrice che ha fatto dell’immateriale il suo ‘core business’ e sul quale occorrerebbe concentrarsi”. Su questo Vespe attende di essere “clamorosamente sconfessato” da Adduce, perché occorre valorizzare la caratura storico-architettonica di Matera, trasformare il turismo in economia moltiplicativa, favorire lo sviluppo del distretto dell’Hi-Tech, che sul territorio ormai conta su realtà promettenti, offrire una progettazione urbanistica che curi maggiormente la qualità sociale e spirituale dei servizi da offrire alla comunità. Ma le premesse regionali di Vito De Filippo, scrive Vespe, sono soltanto “pasticci”. Il governatore lucano sta pagando le cambiali firmate in campagna acquisti e con cui ha finanziato la campagna elettorale, vinta senza programma ma con il solito cocktail di promesse, minacce, ricatti e scambio di doni avvelenati che rende i Lucani figli di un Dio minore ed al quale si ribella solo un “irascibile sacerdote bergamasco dell’estrema periferia Sud di Matera” come don Basilio Gavazzeni. Occorre quindi debellare il voto di scambio come si fa col bullismo: non solo punendo il bullo, ma lavorando anche sulla vittima perché si attrezzi a reagire coi muscoli.

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