Davide e Giuseppe “Chicchi di grano che porteranno frutto”

20151010022235Matera. Su ogni viso una poesia di dolore. Ma Cristo promette che asciugherà ogni lacrima. I visi: giovani e stravolti. E’ un ossimoro straziante. Ma proprio i coetanei di Giuseppe e di Davide hanno fortemente voluto il momento di preghiera e di raccoglimento nella chiesa Santa famiglia, con la messa celebrata dal vescovo mons. Salvatore Ligorio: “Oggi sorge una domanda: perché? Intelligenza e ragione fanno silenzio di fronte questa domanda. Silenzio che viene squarciato dalla stessa domanda che si pone Gesù: Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”, afferma il monsignore, citando il vangelo sulla morte e resurrezione di Gesù. Perché Cristo non è rimasto nel sepolcro. La morte non ha l’ultima parola. “Trovarono la pietra rotolata e nel sepolcro un giovane vestito di bianco che disse: non temete, è risorto non è qui”. “Cari giovani – afferma ancora – intravediamo come la vita vada vissuta ogni giorno con amore, con impegno. Quanto è bello quando vi vediamo sorridenti! Che la vita non mai sia sciupata. E quanto bene è stato seminato da Davide e Giuseppe! Sono come quel chicco di grano: caduti tragicamente in terra. Ma quella morte, assorbita nella morte di Cristo, farà parte pure del Cristo risorto. Vorrei tanto che sentissimo nel nostro silenzio, quelle note che partivano dalle mani su quell’organo. Cari Davide e Giuseppe, buon viaggio. Andate, volate in alto, come sognavate nel nostro cuore, ma con Dio, con Gesù.”.

A seguire le parole del preside dell’istituto Olivetti Eustachio Andrulli: “Martedì scorso sono stato proprio in quella classe per incoraggiare i ragazzi allo studio per l’esame di quinto. Nei loro occhi ho visto serietà, responsabilità e tenerezza. Questo evento drammaticissimo ha segnato la vita di di molti, anche la mia che non sarà più la stessa. Questa mattina leggevo che la felicità non appartiene alla vita reale, ma all’immaginazione, al sogno. Io dico che non è vero: la felicità si può conseguire con la fede, e noi cristiani dobbiamo essere testimoni di questo. Vi vogliamo bene”.

Parlano, poi, i compagni di scuola: “Un’ondata di disperazione ci ha travolti e lascia il vuoto, sensazione nuova e unica per noi. Ti senti impotente. E crediamo di aver sbagliato qualcosa . Di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Parlare di una persona scomparsa non è facile, perché le parole non sono all’altezza. Chiudiamo gli occhi, pensiamo a un prato. Nessuno guarderà il prato, ma guarderemo il cielo. Perché il cielo, per coloro che amano volare, è casa. E come dice Vasco ne Gli angeli, quando ormai si vola non si può cadere più”. E ancora, “Dopo ogni tempesta arriva arcobaleno. Noi aeronautici lo sappiamo bene. Quindi anche noi dobbiamo sorridere, di quei sorrisi che Giuseppe e Davide mai ci hanno fatto mancare. Noi abbiamo la passione del volo. Vogliamo superare il confine. Giuseppe e Davide lo hanno fatto. Ma scendono, ogni giorno, nei nostri cuori, a scuola! Sono nei corridoi della scuola, tra i banchi, sono qui oggi al centro della chiesa. Solo nella fede possiamo vivere ogni giorno la nostra vita. Il dolore è grande, ma deve essere superato, perché dal nostro travaglio loro devono rinascere. Sono morti per donarci la vita”.

E infine un docente: “Come insegnanti cerchiamo di darvi tutto il necessario per farvi crescere, e voi siete grandi uomini. Ricorderemo sempre quei sorrisi. Ragazzi, voi siete volati alto, altissimo. Ciao Giuseppe, ciao Davide.”

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