Conte e Provenzano presentano il Piano per il Sud

“Quella che abbiamo intenzione di intraprendere oggi è una netta inversione di marcia: il Sud non è una ‘causa persa’ ma è la causa su cui investire le migliori energie per far ripartire tutto il Paese”.

[ Documento PDF: le Slide del Piano per il Sud ]

L’appuntamento calabrese di Conte – stando a quanto scrive lo stesso premier anche in una lettera al Quotidiano del Sud – testimonia la determinazione del Governo a varare una serie di misure che vanno a integrare un Piano strutturale di rilancio del Sud.

“Nessuno” dice Conte “può perdere il treno di questo Piano, che individua le risorse da attivare, i bisogni da affrontare e i risultati da raggiungere. Investiamo realmente sul Sud, perché è il momento di restituire al Meridione le occasioni che non gli sono state concesse”.

Più volte anticipato nei mesi scorsi arrivano dunque finalmente i dettagli del Piano per il Sud 2030 sul quale il Governo punta per rilanciare il mezzogiorno d’Italia e ridurre il “cronico” divario con il resto del Paese.

Fra le leve di questa accelerazione c’è la garanzia e il rafforzamento della clausola del 34% degli investimenti pubblici nel mezzogiorno, soprattutto da parte di Ferrovie e Anas, il recupero della capacità di spesa sul Fondo di sviluppo e coesione, la spinta verde del green new deal, dell’abbraccio fra economia ed ecologia.

La prospettiva di medio lungo-periodo spinge lo sguardo ai prossimi a dieci anni ed è articolata in “cinque missioni strategiche”.

L’esecutivo mette in campo dunque “un’opera di reinfrastrutturazione sia materiale che sociale” oltre a una dotazione – tra risorse europee non ancora spese e da spendere, quelle del Fondo di sviluppo e coesione sommate alla riserva ministeriale della spesa ordinaria – di 100 miliardi di euro in un momento in cui, come ha ricordato lo stesso premier dopo il Consiglio dei Ministri di giovedì sulle fibrillazioni nella maggioranza e i rapporti a dir poco tesi con Italia Viva sul nodo della prescrizione “il Paese attende delle risposte: e noi” ha sottolineato “abbiamo idee chiare e forti, a partire” proprio “dal Piano del Sud che abbiamo coralmente condiviso”. Quindi “qualsiasi forza è benvenuta per dare un contributo”.

Il “Piano per il Sud” arriva in un contesto sempre più critico per le aree interne e depresse del mezzogiorno, gli indicatori demografici presentati dall’Istat nei giorni scorsi parlano di un ulteriore e significativo calo della popolazione nel 2019, soprattutto nel Mezzogiorno (causato anche dalle migrazioni interne), dell’aumento del divario tra nascite e decessi e di un ulteriore rialzo dell’età media.

Tutti temi toccati anche di recente anche dai ministri per il Sud, Giuseppe Provenzano e della Coesione e Affari regionali, Francesco Boccia, nei colloqui avuti coi sindacati e più di recente con le Sardine. Chiamata ad un ruolo di primo piano anche il ministro De Micheli, perchè le infrastrutture materiali sono cruciali nell’ambito del rilancio del Paese (dall’ammodernamento della rete stradale della 106 jonica alla Salerno Reggio Calabria, fino alla Napoli-Bari) come pure quelle che non si vedono ma che sono sempre più necessarie, a partire dall’alta velocità delle reti tecnologiche con le apripista del 5G, Bari e Matera e la già Capitale europea della Cultura chiamata a guidare ancora una volta la “carovana” del riscatto con la “Casa delle Tecnologie emergenti“, il progetto strategico del Mise avviato per la prima volta in Italia proprio nella Città dei Sassi dove nascerà anche il primo centro interdipartimentale del Cnr.

Poi c’è il “Green New Deal” che lungo l’asse Strasburgo, Bruxelles, Roma è stato spesso stato citato dal premier Conte per la riconversione ecologica del polo siderurgico tarantino. Anche qui la dotazione di fondi in arrivo dall’Unione Europea è importante, complessivamente stimata dal presidente dell’europarlamento David Sassoli in almeno 4 miliardi di euro.

L’attenzione del “Piano per il Sud” guarda non solo ai grandi centri, ma anche a quelli piccoli che sarà necessario rivitalizzare. E’ questo un altro importante asse già dichiarato nella legge di Bilancio per rendere le aree interne in via di spopolamento più attrattive.