Alle carte di pagamento i lucani (seguiti dai pugliesi) preferiscono il contante

Quello della disincentivazione dell’uso del contante è uno dei punti programmatici del nuovo Governo Conte, l’obiettivo che si prefigge l’esecutivo, in questi giorni in cerca di fiducia alle Camere, è quello di rendere più trasparenti le transazioni commerciali “agevolando, estendendo e potenziando i pagamenti elettronici obbligatori e riducendo drasticamente i costi di transazione” anche come misura di contrasto all’evasione fiscale.

L’intervento del Governo è quantomai necessario se si considera che in Italia il grosso delle “operazioni” è in cash. A farla da padrone nelle Regioni – i cui abitanti pur possedendo card elettroniche preferiscono pagare con le banconote – sono quelle del Sud con in cima la Basilicata (con quasi il 75%) e la Puglia (con il 69% circa).

I dati che stiamo vedendo provengono da Bankitalia che tramite l’Unità di informazione finanziaria (Uif) monitorerà le movimentazioni superiori ai 10mila euro mensili sui conti correnti. L’occhio della Uif sarà utile a monitorare le eventuali evasioni fiscali ma potenzierà gli strumenti utili a scovare riciclaggi di denaro e quindi la lotta alle organizzazioni mafiose.

Dall’osservazione dei dati, pubblicati nell’edizione del lunedì de “Il Sole 24 ore” si nota comunque un aumento dell’utilizzo dei pagamenti elettronici (dal 2013 al 2018 di ben il 71,5%), pagamenti in crescita anche per piccole somme, un trend favorito anche dall’obbligo imposto agli esercenti di catterrare i pagamenti con le carte.

Ad ogni modo l’uso eccessivo del contante sopratutto nelle regioni del Sud, da un lato resta un termometro del rischio di riciclaggio per il settore privato, ma dall’altro, secondo la Banca d’Italia riflette oltre all’attaccamento alle banconote un altro dato preoccupante: minore domanda di moneta, minore attività economica.

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