Vertenza Venum 3.0. Ex lavoratori vagliano proposta di accordo

Potrebbe essere l’esito di incontro tra sindacati e vertici aziendali a sbloccare la vicenda dei 70 ex dipendenti licenziati giusta causa presso la Venum 3.0 di Potenza. Le parti, dopo mesi di comunicati dai toni forti e muro contro muro della realtà che opera nei servizi informatici, si sono riunite intorno allo stesso tavolo nella giornata di lunedì scorso.

Ad emergere la proposta del titolare Giuseppe Traficante di voler versare una somma, inizialmente di 20 mila e poi salita a 24.500 euro, da ripartire equamente sugli importi degli stipendi arretrati: in alcuni casi fino a 5 mensilità, causato dalla crisi della monocomittente Axélero di Milano. La internet company, quotata in borsa, nelle score ore ha depositato istanza dinanzi al Tribunale lombardo per ottenere una proroga di ulteriori 60 giorni, rispetto alla scadenza del 28 gennaio, per presentare una proposta di concordato preventivo. Ciò nonostante, avrebbe già versato diverse migliaia di euro alla Venum 3.0: risorse impiegate dai vertici per la spesa corrente, pagare più di uno stipendio ai dipendenti rimasti all’interno e versare 200 euro a chi è stato costretto a gettare la spugna per l’incertezza imperante, importo bollato come “misero” dopo i 100 euro ottenuti mesi fa.

A recepire gli intenti erano presenti Rocco Casaletto e Michele Sannazzaro della Filcams Cgil e Rocco della Luna della Uil Tucs, quest’ultima sigla con un proprio delegato sindacale all’interno dell’azienda. Traficante ha proposto un piano di rientro rateale da febbraio con aumento mensile graduale. I lavoratori vaglieranno la situazione per decidere se accettare o meno. A sollevare dubbi è l’operatore dei vertici, dopo mesi di latitanza ancora debitori della mensilità o saldo di giugno 2018, dei rimborsi Inps secondo la legge 104 del ’92 ed i rimborsi dei 730 dello scorso anno proprio agli ex lavoratori.

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