Ex Ilva, Cgil non firma l’accordo con Ecologica: “40 assunti, non basta”

C’è un “ma” per la Cgil di Taranto dietro alla notizia delle 40 assunzioni a tempo indeterminato per i lavoratori dell’impresa Ecologica che si occupa delle pulizie industriali all’ex Ilva e all’Eni. Bene i 40 contratti, ma sono solo una parte rispetto ai 126 dipendenti in somministrazione con varie scadenze di contratto a termine.

Restano nel limbo, dunque, 86 lavoratori, “5 dei quali – spiega il segretario di NiDiL CGIL, Daniele Simon – nel luglio dello scorso anno finirono intossicati da emissioni di monossido di carbonio durante le pulizie in Acciaieria 1, e che ormai alla scadenza del loro contratto a termine, speravano in un decisivo cambio di rotta delle loro esistenze  e che invece potranno – denuncia il sindacalista – per altri 42 mesi continuare a non ricevere straordinari, tredicesima, maggiorazioni per lavoro notturno o festivo e coprire turni di lavoro impossibili grazie allo strumento del MOG (monte orario garantito) con cui sono stati ingaggiati dalla loro agenzia di somministrazione, malgrado il MOG non sia applicabile per legge al contratto multiservizi” . tutte ragioni che hanno spinto la Cgil a non firmare l’accordo di prossimità con l’azienda che, in cambio dell’accordo avrebbe proceduto alla stabilizzazione. Per il sindacato però, “in nome del principio di giustizia e solidarietà sociale”, non si può “barattare” con la stabilità di alcuni, la precarietà di altri. Conseguenza questa, per la Cgil, del decreto Dignità che, per Simon, “di fatto ha rilanciato l’ipotesi di accordi di prossimità in materia di contratti a termine, destrutturando il valore della contrattazione collettiva e dello stesso Contratto Nazionale di Lavoro”.

Si apre ora uno scenario nuovo per i destini dei lavoratori dell’indotto ex Ilva: gli appalti “entro il 31 marzo prossimo, potrebbero subire mutamenti dettati anche dall’accordo con i nuovi investitori di Arcelor Mittal”.

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