Tap, il vicepremier albanese a Bari: “Opera strategica su cui puntiamo molto”

Il cantiere del cluster 5 resta però sequestrato. Entro giovedì le valutazioni del ministero dell’Ambiente”

L’Albania ha già avviato il cantiere per la condotta sottomarina del gasdotto Tap, mentre in Italia si attende il parere definitivo del ministero dell’Ambiente. Intanto il gip del tribunale di Lecce rigetta la richiesta di dissequestro di una parte del cantiere nel Comune di Melendugno.

Dall’altra parte del mare tutto è pronto, anzi il via ai lavori è già stato dato. L’Albania crede nel gasdotto Tap, tanto da aver già avviato il cantiere per la condotta sottomarina. Un’importanza confermata anche dal vicepremier albanese Senida Mesi in visita a Bari.

Sul lato italiano invece si attende ancora la valutazione del ministero dell’Ambiente sulle carte portate a Roma la settimana scorsa dal sindaco di Melendugno Marco Potì, secondo cui l’azienda avrebbe compiuto delle irregolarità nei rilievi ambientali propedeutici alla realizzazione del canale che dovrebbe approdare a San Foca. Intanto i lavori del cantiere in località ‘Le Paesane’ a Melendugno non potranno riprendere poiché il gip del Tribunale di Lecce, Cinzia Vergine, ha rigettato la richiesta di dissequestro dell’area, di circa quattro ettari, avanzata dalla multinazionale. Il cantiere in questione, che riguarda i lavori a terra del gasdotto, fu sottoposto a sequestro probatorio il 27 aprile scorso. Si tratta del cosiddetto ‘cluster 5’, in cui Tap aveva espiantato 477 ulivi per poter procedere alla posa di un tratto di condotta. Subito dopo l’espianto, però, scattarono i sigilli in seguito a un esposto presentato da alcuni parlamentari del M5S. Sul registro degli indagati comparirebbe anche il nome di Clara Rissa, legale rappresentante di Tap, che dovrà rispondere dei reati di opere eseguite in assenza di autorizzazione, distruzione e deturpamento di bellezze naturali, distruzione o deterioramento di piantate di alberi, abusivismo in aree sottoposte a vincolo.

Share Button