Ilva, sindacati: “Riaprire il tavolo, stretta sui tempi”

“L’urgenza è che il tavolo con l’azienda e con il governo riparta. E che non si accarezzino fantasie che nulla hanno a che fare con la permanenza significativa di una grande acciaieria”. Così il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, parlando alle agenzie di stampa del futuro dell’Ilva. “La nostra visione – ha proseguito – non muta di fronte al fatto che è cambiato il governo. Continuiamo a pensare che è necessario che partano rapidamente gli investimenti per l’ambientalizzazione dell’azienda e quelli che erano stati promessi per la città, a partire da quelli sulla salute. Per farlo bisogna concludere la vendita dell’Ilva. Quella vendita, ovviamente, deve essere una vendita che salvaguarda l’occupazione e le prospettive contrattuali e salariali dei lavoratori”. I punti cioè che hanno fatto arrestare la trattativa. L’appello che arriva dai sindacati, dunque, è alla politica, così come all’acquirente.

Chiudere l’Ilva avrebbe lo stesso effetto di una condanna a morte per l’industria italiana – aggiunge Marco bentivogli della Fim Cisl – E tirare in ballo il ‘ bacino della Ruhr’ come esempio da emulare, così come ha fatto Beppe Grillo, è una proposta «che non sta in piedi», afferma il sindacalista. Proprio da Grillo prende le distanze il neo ministro allo Sviluppo economico Lugi Di Maio.

Mentre studia il dossier si avvicinano il 30 giugno (giorno della scadenza dei fondi pubblici per l’Ilva) e il 1 luglio (giorno in cui potrebbe subentrare, con o senza accordo coi sindacati, Arcelor Mittal). Lo stop del tavolo costa inoltre circa 30 milioni di euro al mese, mentre diminuiscono sicurezza e garanzie per i lavoratori.

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