Basilicata. UIL preoccupata per l’incremento delle ore di CIG

Uil, nei primi due mesi 2018 +44,6 ore di cig: “Dopo la recente flessione questo dato desta preoccupazione”

Nel primo bimestre 2018 “le ore autorizzate di cassa integrazione, in Basilicata, registrano un incremento del 44,6% rispetto al primo bimestre 2017 e un aumento di 1.033 unità, sempre rispetto a gennaio-febbraio 2017”.

E’ quanto evidenzia il secondo rapporto 2018 della Uil sulla cassa integrazione. Nello specifico nei primi due mesi dell’anno “le ore di cig – è sottolineato nel comunicato del sindacato – sono state complessivamente poco meno di 1 milione 140 mila (884mila di ordinaria, 250mila di straordinaria e 5.500 di cig in deroga), di cui 838 mila ore autorizzate in provincia di Potenza e 300mila in quella di Matera; i posti di lavoro salvaguardati sono stati 3.351 (2.559 per l’ordinaria, 735 per la straordinaria e 16 per la cig in deroga)”.

Dopo “la flessione registrata negli ultimi 4 mesi, il dato congiunturale di febbraio mostra, quindi, una ripresa delle richieste di cassa integrazione nelle sue principali gestioni che desta preoccupazione, soprattutto perché si tratta di dati al netto delle prestazioni di integrazioni al reddito presenti nei Fondi di solidarietà, a partire dal Fis”.

Per Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil lucana, “questi dati come quelli diffusi nei giorni scorsi dall’Istat registrano un andamento contraddittorio della nostra economia. La realtà si prospetta meno rosea delle stime per quel che riguarda il rapporto deficit-pil e la pressione fiscale mentre, sul fronte dell’occupazione, a una prima timida crescita dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato fa da contraltare negativo l’aumento della disoccupazione giovanile. E se il reddito delle famiglie sale è anche grazie ai rinnovi contrattuali voluti con determinazione dai lavoratori e dal Sindacato. Il rallentamento dell’economia dipende dal ridotto potere d’acquisto dei lavoratori e dei pensionati e dal fatto che i giovani non trovano lavoro. Il potere d’acquisto può essere rivalutato solo in due modi, attraverso i contratti e l’aumento delle pensioni, da un lato, e riducendo il peso del fisco su lavoro e pensioni, dall’altro. In questo quadro complessivo, il prezzo pagato dal Sud del Paese è decisamente più alto. Il divario tra Nord e Sud è aumentato. Bisogna agire sulle infrastrutture: servono investimenti pubblici e privati per determinare condizioni di pari opportunità. Ci sono molte più imprese nel Nord che nel Sud, i contratti di secondo livello si fanno più nel Nord che nel Sud e tutto ciò – ha concluso – determina il divario di reddito tra le due parti del Paese”.

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