Rapporto Ismea-Qualivita. Per la CIA lucana, la regione è sulla buona strada

Parma si conferma la capitale dell’agroalimentare mentre nel comparto del vino, spicca Verona.

Si chiama Ismea-Qualivita 2017 la classifica delle province per impatto economico del sistema delle Dop-Igp presentata a Roma nei giorni scorsi.

Dati Basilicata

Se tra i primi dieci prodotti Dop e Igp (per valore alla produzione) c’è una scarsa presenza del mezzogiorno d’Italia,
le analisi territoriali e gli impatti economici per provincia italiana mostrano un comparto che coinvolge in maniera più capillare tutto il Paese.

Mentre per la Puglia, c’è Lecce come prima provincia del sud Italia con 42 milioni di euro di impatto economico del vino sfuso a posizionare la regione al nono posto tra le italiane (la Basilicata figura al 18esimo) per la regione lucana l’impatto economico generale delle DOP IGP è più modesto, anche se non meno importante.

Dati Puglia

Stando almeno al commento della CIA lucana, pur non potendo competere per numero e quantità di produzioni agroalimentari e vitivinicole Dop Igp con le altre regioni, il rapporto conferma il valore strategico dell’agroalimentare della Basilicata soprattutto nell’impatto economico sui territori della regione: 175 coltivazioni a riconoscimento Dop, Igp e Stg per 135 operatori, 36mila ettolitri di vino imbottigliato tra 5 dop e 1 igp a cui aggiungere un valore economico di 4 milioni di euro per vino sfuso dop e igp e nel food con 11 i prodotti igp (5 dop, 4 igp e 2 Stg).

“Per questo inizio del 2018” commenta la CIA “proclamato Anno nazionale del cibo italiano dai Ministri Franceschini e Martina ci sono tutte le premesse per accrescere il valore non solo economico dell’alimentare made in Basilicata e puntare alla valorizzazione dei riconoscimenti Unesco legati al cibo come la Dieta Mediterranea. Per la Cia è questa una tappa di avvicinamento a Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e candidata dal mondo agricolo a Capitale della Dieta Mediterranea.

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