Svimez 2017. Presentato il rapporto, il sud cresce ma serve rafforzare strumenti quali Zes e CIS

Il Mezzogiorno è uscito dalla lunga recessione e nel 2016 ha consolidato la ripresa, registrando una performance per il secondo anno superiore, se pur di poco, rispetto al resto del Paese.

E’ questo in sintesi il quadro emerso, nel corso della presentazione avvenuta a Roma nella sala della Lupa della Camera dei Deputati del rapporto sull’economia del Mezzogiorno della Svimez per il 2017.

Dopo i saluti istituzionali del presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, il pugliese Francesco Boccia, che presiede la Commissione Bilancio di Montecitorio, ha evidenziato la disparità sulla spesa pubblica pro-capite che vede alcune regioni indietro rispetto al resto del Paese.

Giuseppe Provenzano e Adriano Giannola, rispettivamente vice e presidente dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, hanno presentato il rapporto.

Nella sua relazione Provenzano ha detto che per la maggior parte delle imprese minori, maggiormente orientate al mercato interno, il credito bancario resta comunque la sola fonte di finanziamento realisticamente praticabile, quindi sono da ritenere importanti tutti quei provvedimenti quali le ZES (Zone Economiche Speciali) i Contratti di Sviluppo e gli investimenti in infrastrutture che possono incidere sulle condizioni di contesto e migliorare le prospettive di crescita, riducendo il profilo di rischio delle imprese e favorendo la loro capacità di accesso al credito.

Per Giannola il rapporto di quest’anno sta fotografando un anno di passaggio, “di uscita da una china che poteva essere pericolosa”, a patto che si rafforzino gli elementi positivi con l’obiettivo di rendere il nostro Paese accessibile e attrattivo per essere la porta sud di accesso all’Europa tramite il Mediterraneo.

Per il resto nel rapporto 2017 Svimez dice che l’industria manifatturiera è cresciuta al Sud nel biennio di oltre il 7%, più del doppio del resto del Paese (3%), ottima la performance delle esportazioni nel biennio 2015-2016. Le previsioni per il 2017 e il 2018 confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa tuttavia la ripresa congiunturale è insufficiente ad affrontare le emergenze sociali: il tasso di occupazione è ancora il più basso d’Europa, la povertà e le politiche di austerità deprimono i consumi. Il Sud è un’area non più giovane né tantomeno il serbatoio di nascite del Paese.

Rispetto agli altri dati, cresce in media l’occupazione ma a basso reddito. Solo in due regioni siamo su valori vicini ai livelli pre-crisi (2008): Campania (-2,1%) e Basilicata (-0,8%). L’incidenza sul totale degli occupati di quelli che lavorano fuori dalla circoscrizione di residenza è diversa e di molto tra le regioni del Mezzogiorno: in Basilicata (2,4%) è più elevata mentre in Puglia è più contenuta (1,4%). Secondo la Svimez, questo consistente aumento di pendolari spiega circa un quarto dell’aumento dell’occupazione complessiva del Mezzogiorno che nel 2016 è risulta di circa 101 mila unità.

Presenti all’incontro anche l’amministratore delegato Invitalia, Domenico Arcuri, l’arcivescovo di Taranto, Mons. Filippo Santoro, la sociologa Chiara Saraceno, il presidente della commissione per il federalismo fiscale, Giancarlo Giorgetti e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca che hanno dato vita alla tavola rotonda coordinata dal neodirettore Svimez, Luca Bianchi.

Le conclusioni dei lavori sono state affidate al ministro per la coesione e il mezzogiorno, Claudio De Vincenti.

Share Button