Rapporto Istat. Basilicata e Puglia ai vertici in Italia per corruzione tra politica, lavoro e sanità

Per la prima volta l’Istituto di statistica nazionale ha introdotto una serie di quesiti nell’indagine sulla sicurezza dei cittadini (2015-2016) per studiare il fenomeno della corruzione.

I numeri, poco lusinghieri per la Puglia, ancor meno per la Basilicata, certificano in un certo senso quel che generalmente viene catalogato nelle piazze sotto la voce del “sentito dire”.

Il quadro in Italia
Si stima che il 7,9% delle famiglie nel corso della vita sia stato coinvolto direttamente in eventi corruttivi quali richieste di denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi o agevolazioni (2,7% negli ultimi 3 anni, 1,2% negli ultimi 12 mesi). L’indicatore complessivo (7,9%) raggiunge il massimo nel Lazio (17,9%) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%), ma la situazione sul territorio è molto diversificata a seconda degli ambiti della corruzione.

Tra i casi più gravi, anche se secondo l’Istat non formalmente classificabili come corruzione, il fatto che al 9,7% delle famiglie (più di 2 milioni 100mila) sia stato chiesto di effettuare una visita a pagamento nello studio privato del medico prima di accedere al servizio pubblico per essere curati. Il top dei tentativi di corruzione si raggiunge nel Lazio (con il 17,9% di famiglie coinvolte) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%). Tra le famiglie che hanno acconsentito a pagare, l’85,2% ritiene che sia stato utile per ottenere quanto desiderato.

Dati locali. La situazione sul territorio appare notevolmente diversificata. L’indicatore complessivo di corruzione stimato varia tra il 17,9% del Lazio e il 2% della Provincia autonoma di Trento. Valori particolarmente elevati presentano anche l’Abruzzo e la Puglia, rispettivamente 11,5% e 11%, la Basilicata e il Molise, mentre all’opposto si collocano alcune regioni del Nord come la provincia autonoma di Bolzano, il Piemonte e la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia e le Marche.

La corruzione in sanità è più frequente in Abruzzo (4,7%) e in Campania (4,1%). A tale proposito la richiesta di effettuare una visita privata prima del trattamento nella struttura pubblica è elevata in Puglia (20,7%), Basilicata (18,5%), Sicilia (16,1%) e Lazio (14,4%). La richiesta di tangenti o favori in cambio di benefici assistenziali è invece sensibilmente superiore al dato medio nazionale (2,7%) in Molise (11,8%), Puglia (9,3%), Campania (8,8%) e Abruzzo (7,5%).

In ambito lavorativo i casi di corruzione sono più segnalati nel Lazio (7,4%) e in Puglia (6,3%), seguono Liguria (4,2%), Sardegna (4,2%) e Basilicata (4,1%). Nel Lazio (5,7%) e in Puglia (4,8%) è presente la percentuale più alta di famiglie che hanno avuto richieste di denaro quando si sono rivolte a uffici pubblici (Comune, Provincia, Regione, aziende sanitarie locali, vigili del fuoco, ecc.).

Per quanto riguarda il cosiddetto “voto di scambio” secondo il report Istat, il 3,7% dei residenti in Italia fra 18 e 80 anni (oltre 1 milione 700mila persone dunque) ha ricevuto offerte di denaro, favori o regali in cambio del voto alle elezioni amministrative, politiche o europee. Tutte le regioni del Sud, fatta eccezione per il Molise, presentano tassi sensibilmente più elevati rispetto alla media, ma il picco massimo è quello della Basilicata con il 9,7%. In cambio del voto in media sono stati offerti o promessi soprattutto favori o trattamenti privilegiati (34,7% dei casi), nomine o posti di lavoro (32,8%) o addirittura denaro (20,6%).

Le conoscenze personali e le raccomandazioni risultano quindi particolarmente diffuse in relazione alla ricerca del lavoro e, con riferimento al territorio, in maniera più marcata in Puglia (34,3%), Basilicata (31,8%), Sardegna (30,5%), Lazio (29,9%), Umbria (26,3%) e Abruzzo (25,7%). In questo ambito, si registrano, inoltre, percentuali più elevate rispetto al dato nazionale anche nei comuni centro dell’area metropolitana (23,5%) e nei comuni con più di 50.000 abitanti (23,6%). Puglia (41,8%), Basilicata (36,2%), Lazio (33,7%) e Sardegna (36,6%) sono, inoltre, le regioni in cui la prevalenza di persone che conoscono raccomandati in uno o più settori è particolarmente alta e molto più elevata della media nazionale (25,4%).

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