Ilva. Mittal disponibile a cercare accordo, vigilano i sindacati

Si riapre il cielo sulla trattativa Ilva di Taranto. “Occorre riavviare quanto prima il tavolo di confronto”, tenendo “nervi saldi e lucidità”, perché “Ilva è un asset importante è strategico per il Paese”. Prevalga il buon senso, insomma, per il presidente Confindustria, Vincenzo Boccia: “Prima riparte l’Ilva, meglio è per tutti”. Così, a Brindisi, a margine del convegno sull’area industriale pugliese, alla presenza del ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il quale sarà a Taranto il 18 ottobre per fare il punto sul Contratto Istituzionale di Sviluppo.

Dopo lo sciopero di 24 ore ed il consiglio di fabbrica, intanto, in città, è la volta della conferenza dei capigruppo del consiglio comunale, indetta dal presidente Lucio Lonoce. Il Comune si è schierato a sostegno della protesta sindacale, chiedendo di essere coinvolto ai tavoli al Mise. Due i punti su cui ha posto l’attenzione il sindaco Rinaldo Melucci: gli esuberi, e le “modalità di trasferimento dei complessi aziendali ad Am Investco Italy, nelle quali non trova appropriato spazio la voce della comunità e del Comune di Taranto, soggetti – ha dichiarato nei giorni scorsi il primo cittadino – inspiegabilmente assenti dai tavoli del Mise e ancora in gran parte tenuti all’oscuro del vero piano industriale, che peserà sul futuro di tutti noi, in un modo o nell’altro”.

“L’unica via possibile è quella della disponibilità delle parti al dialogo”, auspica al confronto, immediato e costruttivo, pure il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Città che vive con Taranto, seppur in misura ridotta, le pene delle vertenza. Chiede un tavolo separato intanto la città ligure, da considerare per i sindacati di Cornigliano, stando ad alcune dichiarazioni su varie testate locali, “un caso a se'” in quanto esisterebbe “un accordo datato 2004 in cui era disposto di non fare tagli”. Tra Taranto e Genova sono quattromila gli esuberi annunciati, di cui 3311 solo nel capoluogo ionico. Il cielo sulla trattativa, si diceva, è riaperto. Gli stessi dirigenti di Arcelor Mittal hanno riferito nelle scorse ore di avere tutta la volontà e l’intenzione di trovare l’accordo. Restano vigili i sindacati. Non è solo il lavoro il punto. Ma è in ballo il futuro della città. È in discussione il diritto alla salute di circa 200mila cittadini esposti ancora ai veleni.

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