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Musei. Il TAR Lazio annulla le nomine di 5 dei nuovi direttori, Franceschini: subito ricorso al Consiglio di Stato

E’ travagliato il percorso della riforma franceschiniana nata con il governo Renzi, che vede un caposaldo nelle nomine dei venti direttori dei supermusei. Tutto è iniziato con una notizia anticipata dal Sole 24 Ore, secondo cui il tribunale amministrativo ha bocciato la nomina di cinque dei venti.

“Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio…”.  Ha commentato a caldo il ministro Mibact su Twitter.

Il Tar del Lazio ha ritenuto infatti che non ci fossero le condizioni per aprire le selezioni a candidati internazionali e sette dei direttori sono stranieri, tra i quali quelli del parco archeologico di Paestum e del Palazzo Ducale di Mantova, interessati direttamente dal verdetto.

Il bando, secondo le motivazioni di due distinte sentenze “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani”. Inoltre lo scarto dei punteggi tra i candidati meritava “una più puntuale e più incisiva manifestazione di giudizio da parte della Commissione” valutatrice e la scelta di svolgere le prove orali a porte chiuse non ha assicurato i “principi di trasparenza e parità di trattamento dei candidati”.

I ricorsi erano stati proposti da Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi e Francesco Sirano, entrambi concorrenti alla procedura, con riferimento alle nomine del direttori del Palazzo Ducale di Mantova, della Galleria Estense di Modena, dei Musei Archeologici Nazionali di Napoli, Reggio Calabria e Taranto, nonché del Parco Archeologico di Paestum.

Franceschini, che in mattinata ha espresso preoccupazione per “la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore” ha annunciato di voler promuovere subito un appello contro la bocciatura del TAR, al Consiglio di Stato.

Sulla questione si è espresso anche il segretario del PD ed ex premier Matteo Renzi: “Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma – una volta di più – che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso. Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i TAR”.

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