Agnello per i pranzi pasquali. Tra campagne animaliste e appelli di Cia e Coldiretti

Nei giorni antecedenti la Pasqua avrete certamente visto queste immagini e ascoltato i loro appelli. Il caso che ha suscitato il maggiore scalpore mediatico è quello del presidente Silvio Berlusconi, che ha salvato 5 agnellini da quella che Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, ha definito la “strage del pranzo di Pasqua”.

Medesimo appello è arrivato dalla terza carica dello Stato, Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati che ha accolto una delegazione di volontari dell’ENPA a Montecitorio per sostenere la campagna di sensibilizzazione contro la macellazione ed ha ricevuto in dono due agnelline (battezzate Gaia e Gioia) che ha deciso di adottare a distanza.

Gli appelli arrivano alla vigilia delle stime di Coldiretti secondo cui l’alimento più rappresentativo della tradizione pasquale per la maggioranza degli italiani resta la carne d’agnello, che viene servita quest’anno in più d’una tavola su due (52%) nelle case, nei ristoranti e negli agriturismi.

L’altro lato della medaglia è infatti rappresentato dalle esigenze economiche di un settore economico “determinante per la sopravvivenza dei pastori poiché in occasione di questa festività si acquista quasi la metà della carne di agnello consumata dagli italiani durante tutto l’anno”.

Quest’anno, rileva Coldiretti, “c’è una ragione in più, perché portare la carne di agnello a tavola significa salvare il lavoro dei circa 4mila pastori terremotati che non hanno ancora abbandonato le aree colpite dal sisma di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria dove, solo nei 131 comuni del cratere, sono allevate 213mila pecore e capre”. Per questo scopo è nata la campagna #SalvaunPastore.

Sulla stessa linea di Coldiretti c’è la CIA di Basilicata secondo cui il settore paga la crisi dei consumi, ma anche le abitudini alimentari del consumatore-medio che acquista agnello solo a Pasqua e a Natale, oltre a quelle che definisce “scriteriate campagne mediatiche di matrice animalista”.

Di qui l’appello della Cia e dell’Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) ad evitare campagne ideologiche, soprattutto in questo periodo, che invitano i consumatori a non mangiare carne di agnello.

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