Confederazione agricoltori: significativo il contributo degli immigrati nell’agricoltura lucana

Il “contributo” degli immigrati nell’agricoltura lucana è “significativo”: lo ha detto la Confederazione italiana agricoltori, a margine dell’ottava conferenza economica promossa dall’organizzazione, che è in corso a Bologna.

“In particolare – è stato precisato – delle 10.197 assunzioni di lavoratori immigrati in Basilicata, il 56,4% si registra in agricoltura”.

Per quanto riguarda i settori di attività, la Cia ha spiegato che “oltre duemila romeni sono braccianti agricoli, circa 700 indiani Sikh abili nella cura degli allevamenti di bestiame soprattutto in Val d’Agri, Alto Bradano e Metapontino e che da tempo hanno acquisito anche la maestria casearia, sono circa 500 operai agricoli del Burkina Faso: sono i gruppi di immigrati più numerosi che lavorano in agricoltura in Basilicata”.

Secondo l’organizzazione di categoria, “oggi un’azienda agricola italiana su tre conta almeno un lavoratore nato altrove, in molti casi (25 mila unità) è anche l’amministratore dell’impresa. In un contesto caratterizzato da un fermo nel ricambio generazionale nei campi (sotto il sette per cento) e con i titolari d’azienda italiani con un età media superiore ai 60 anni, c’è il rischio concreto di un dimezzamento degli addetti nel settore, entro i prossimi dieci anni. Un pericolo che può essere scongiurato anche con l’ingresso di stranieri in agricoltura. Un’evoluzione, già in atto, testimoniata dai dati sugli occupati nel settore che parlano di 320 mila stranieri impegnati di cui 128 mila extracomunitari, tra stabili e stagionali”.

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