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Caporalato. Entro ottobre il Ddl alla Camera, per il lucano Simonetti evita la “rinascita dei ghetti”

Entro ottobre “approderà alla Camera dei Deputati il Ddl del governo, già approvato dal Senato, che equipara il reato di caporalato a quello di mafia e prevede sanzioni precise, anche con il sequestro dei beni dei caporali e degli utilizzatori finali, ovvero le aziende e i singoli imprenditori”.

Lo ha detto, attraverso l’ufficio stampa della giunta regionale, il responsabile del Coordinamento politiche migranti della Regione Basilicata, Pietro Simonetti.

Secondo Simonetti, si tratta di “una buona notizia che giunge il 3 ottobre, giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, ricordando poi che “sono circa 400 mila i lavoratori, prevalentemente migranti, tenuti in stato di caporalato e in molti casi di schiavitù” in Italia.

Simonetti: "La legge, se approvata. sarà importante per evitare la rinascita del ghetto di Boreano e la continuità di quello di Mulini Mattinelle nei comuni di Venosa e Palazzo S.Gervasio"

Simonetti: “La legge, se approvata. sarà importante per evitare la rinascita del ghetto di Boreano e la continuità di quello di Mulini Mattinelle nei comuni di Venosa e Palazzo S.Gervasio”

“La legge – ha aggiunto Simonetti – se approvata entro ottobre sarà importante per evitare la rinascita del ghetto di Boreano e la continuità di quello di Mulini Mattinelle nei comuni di Venosa e Palazzo San Gervasio (Potenza). Il caporalato controlla, assieme alle coop fantasma e alle agenzie di intermediazione, almeno il 30 per cento della manodopera in agricoltura.

Nei primi nove mesi del 2016 sono stati assunti regolarmente in provincia di Potenza almeno tremila migranti extracomunitari, di cui 500 nel settore zootecnico, a cui si aggiungono altri 2500 ‘neocomunitari’, che rappresentano una risorsa importante.

In attesa del dato relativo alla provincia di Matera, dove nel 2015, solo nel Metapontino, sono stati assunti circa 14 mila migranti prevalentemente nel comparto primario, si può dire che almeno 25 mila migranti lavorano in agricoltura a fronte di circa 45 mila in tutti i settori, a partire dal lavoro di cura.

Nel Bradano – ha concluso Simonetti – sono stati assunti 750 extracomunitari e oltre trecento comunitari: si tratta di uomini e donne in larga parte immigrati per trovare una nuova condizione, cosi come hanno fatto gli oltre 600 mila lucani emigrati negli anni”. (ANSA)

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