Inchiesta Petrolio. Assomineraria: il blocco della produzione lucana è un problema per l’intero ciclo energetico

“Le attività di estrazione di idrocarburi dai giacimenti della Basilicata sono uno dei pilastri del sistema energetico italiano, che a sua volta è la colonna vertebrale del sistema industriale del Paese. Proprio per questo il blocco di singole operazioni, oltre ai danni legati ai lavoratori, potrebbe portare a problemi funzionali per l’intero ciclo di approvvigionamento dell’energia”.

Lo sostiene, in un comunicato, Assomineraria. In seguito all’inchiesta sul petrolio in Basilicata, dallo scorso 31 marzo, al Centro Oli dell’Eni di Viggiano (Potenza), è bloccata la produzione di 75 mila barili al giorno.

Secondo Assomineraria, “un approfondimento tecnico di questi argomenti è indispensabile per avviare una discussione equilibrata, utile a tutelare la nostra economia e con essa i lavoratori e le famiglie della Val D’Agri che stanno vivendo una profonda incertezza sul loro futuro”.

Nel comunicato Assomineraria “evidenzia la competenza, l’impegno e la passione delle compagnie petrolifere nel valorizzare le risorse energetiche del nostro sottosuolo. Questo vale in particolar modo per chi da più di venti anni opera in Basilicata, dove le attività estrattive, oltre a produrre il 70% del petrolio domestico, coinvolgono centinaia di aziende che contribuiscono alla creazione di valore in una terra ricca di risorse professionali. L’Associazione intende puntualizzare che il fermo delle attività della concessione Val d’Agri è non solo una ferita per un impianto considerato di eccellenza a livello internazionale ma un duro colpo per l’ampio mondo dell’indotto e le migliaia di lavoratori coinvolti”.

“Tra i soli membri di Assomineraria – è scritto nella nota – si contano circa 50 aziende (su 150 in totale) nazionali e internazionali diversamente impegnate nell’attività. Una fitta rete di imprese che operano all’unisono, connesse l’una alle altre in un sistema industriale articolato, oggetto di controlli puntuali da parte di numerose autorità, compresa la specifica Polizia Mineraria. Peculiari anche l’attenzione e il rispetto dell’ambiente che caratterizzano l’attività upstream. Come riportato e certificato nel Rapporto Ambientale 2015 dell’Attività Oil & Gas, la re-iniezione delle acque di strato è considerata la migliore pratica di rispetto ambientale, e anche su questo fronte l’industria italiana si colloca ai massimi livelli della media europea”.