Ilva, ecco il bando: garantire produzione, lavoro e salute

Otto punti per illustrare come avverrà la cessione di Ilva S.p.A e degli altri sette complessi aziendali che vi fanno capo. È l’avviso di vendita del siderurgico. Firmato il decreto dal ministro Guidi, l’Ilva e’ sul mercato, per la “cessione o concessione in affitto, con opzione d’acquisto”.

ILVA - L'avviso pubblicato oggi sui quotidiani nazionali

ILVA – L’avviso pubblicato oggi sui quotidiani nazionali

Preservare la continuità operativa dei complessi aziendali, garantire il mantenimento di adeguati livelli occupazionali, sviluppare la produzione in Italia, assicurare tutela dell’ambiente e della salute, rispetto della legislazione nazionale. Questi gli scopi dell’operazione.

Il bando si rivolge a imprese individuali, come a società o cordate, di qualsiasi nazionalità. Un mese di tempo per mostrare interesse: dal 10 gennaio al 10 febbraio. Per poi chiudere il tutto entro il 30 giugno. Punta a una cordata italiana il Governo, con Marcegagalia, Arvedi e Amenduni. C’è da fare i conti, intanto, con l’Europa. Partirà a breve, salvo colpi di scena, la procedura di infrazione per gli aiuti di stato. Per l’Italia però “non è un dramma, ma un’occasione di dialogo”.

Anche perché nel bando, i commissari firmatari Gnudi, Carrubba e Laghi, hanno evidenziato, tra gli scopi, pure la necessità di garantire la “discontinuità” col passato. Pubblicato il bando e, scattati i commenti.

“Finalmente – commenta il governatore pugliese Emiliano – ma ora serve decarbonizzare: l’uso dei gas naturali e’ l’unica via per l’ecocompatibilità”. Una fabbrica che dicevano “strategica per l’Italia, e ora se ne sbarazzano con un decreto”, commenta invece il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti. Ritorna sull’esempio di Pittsburgh, il consigliere comunale tarantino dei Verdi Angelo Bonelli. Ribadendo che il mercato dell’acciaio e’ in calo, pone una domanda “Perché a Taranto non si può avviare una strategia industriale come quella americana o di Bilbao?”.

“Bisogna difendere le persone. Ferite dall’inquinamento e dal dramma di poter perdere, da un momento all’altro, il lavoro», così il vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Timori, infine, da i sindacati e dai lavoratori di Taranto e di Genova: un privato potrebbe non tenere tutti gli attuali dipendenti.

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