FCA di Melfi. Consigliera di Parità accanto alle operaie per tornare alle tute di colore blu

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento Fca di Melfi, 28 maggio 2015.  ANSA/ TIBERIO BARCHIELLI

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la visita allo stabilimento Fca di Melfi, 28 maggio 2015.
ANSA/ TIBERIO BARCHIELLI

La consigliera di parità lucana, Maria Anna Fanelli, ha scritto oggi una nota a sostegno di una iniziativa delle dipendenti dell’Azienda “FCA di Melfi”.

In una lettera indirizzata alla Direzione del Personale, la Fanelli chiede “la piena accoglienza della delicata e giusta richiesta delle operaie dello stabilimento Fiat di Melfi circa la necessità di cambiare il colore della tuta, attualmente bianco/grigia, con il ritorno alle tute blu od almeno solo al pantalone scuro, nel pieno rispetto del corpo delle donne, le cui esigenze non possono non essere ascoltate dal management FCA”.

“Ha avuto ben ragione Pina Imbrenda, delegata FIOM e membro del coordinamento donne del Sindacato” scrive la consigliera “, di segnalare una situazione, a dir poco imbarazzante, a causa della quale per le operaie’diventa facile sporcarsi’ quando si ha il ciclo mestruale, aspetto questo che pone le donne lavoratrici in Fiat in una situazione umiliante che a volte genera incresciosi commenti offensivi e discriminatori. Da qui le 400 firme delle operaie, firme accompagnate dal loro numero identificativo aziendale, aspetto questo di una consapevolezza matura delle operaie Fiat che chiedono giustamente alla Direzione aziendale il pieno rispetto della dignità e del decoro personale anche e soprattutto nei giorni critici”.

Maria Anna Fanelli si dice stupita e scandalizzata dalla risposta, offensiva che sarebbe stata ricevuta dalle operaie, dalla dirigenza aziendale: da gennaio prossimo sarà fornita una culotte da indossare sotto la tuta.

Cogliendo l’occasione di questa rimostranza, la consigliera di parità lucana ricorda che “nell’ambito delle mansioni operaie pesa sulle donne un’organizzazione del lavoro poco integrata con l’esigenza di cura della famiglia a causa di un ciclo produttivo che tende spesso ad essere più rigido rispetto a quello dell’ attività impiegatizia, a tale proposito basti ricordare che su sette ore e cinquanta di lavoro, le lavoratrici possono usufruire soltanto di tre pause di 10 minuti ciascuna; inoltre in genere fra le operaie prevale l’impegno del tempo pieno rispetto al part time, non solo a causa dei ritmi produttivi, per come già detto, ma anche a causa delle esigenze economiche delle famiglie (poiché mediamente le operaie guadagnano meno delle impiegate, il ricorso al tempo pieno può essere un impegno obbligato)”.

“L’episodio recente della richiesta di tornare alle tute blu o ad un pantalone scuro” conclude la Fanelli “che ha portato solo alla disponibilità di ‘culottes’ segnala che la cultura aziendale non è ancora pronta a strutturare un’organizzazione del lavoro strettamente connessa ed integrata con le esigenze delle donne, ed in questo caso del loro corpo, e ciò a scapito soprattutto del benessere lavorativo che l’azienda ha l’obbligo di garantire ed assicurare anche al lavoro femminile”.

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