Migranti. In Basilicata assunti 30 lavoratori iscritti nelle liste di prenotazione

CaporalatoLa Coldiretti di Palazzo San Gervasio, tramite la Croce rossa italiana che gestisce il Campo di accoglienza, ha richiesto l’assunzione di 30 ospiti del centro iscritti nelle liste di prenotazione del Centro per l’impiego di Lavello. Gli immigrati inizieranno oggi a raccogliere il pomodoro. Si tratta di una buona notizia – commenta Pietro Simonetti (Organismo di coordinamento per le politiche dei migranti della Regione Basilicata) – che dimostra che si può superare intermediazione dei caporali utilizzando i canali pubblici e i centri di accoglienza non abusivi. Infatti buona parte dei 622 lavoratori prenotati, e iscritti al 24 agosto a centro di Lavello, risultano domiciliati in case, centri di prima accoglienza per richiedenti asilo, centri Sprar e nei campi di accoglienza di Venosa e Palazzo che già accolgono un centinaio di ospiti a due settimane dall’apertura ed a pochi giorni dall’inizio effettivo della campagna di raccolta del pomodoro. Superare l’intermediazione del caporalato è possibile se gli imprenditori, associati o no alle organizzazioni di categoria, che l’anno scorso effettuarono 926 assunzioni regolari utilizzando oltre 900 prenotazioni dei lavoratori, assumeranno senza ricorrere alla rete dei caporali locali. Specialmente quelli di Palazzo S. Gervasio e di altri comuni che anche nel 2015 hanno finanziato la costruzione delle baracche a Boreano e Mattinelle nonché strutture in agro di La Castellana, Lupara ed altri luoghi dell’area interessati alla raccolta. Si tratta di una strada senza alternative per la ricostruzione della legalità e per la valorizzazione dei prodotti ortofrutticoli lucani. Infatti monta sempre di più nel nostro Paese ed in Europa la tendenza dei consumatori e delle aziende commerciali a non acquistare prodotti provenienti dalla aree controllate dalla criminalità, anche nella versione dell’industria del caporalato. L’attuale attività di controllo dell’Ispettorato del lavoro e delle forze dell’ordine sono incentrate alla verifica dei rapporti di lavoro e alla individuazione dei vertici del caporalato locale che si serve della rete degli stranieri per gestire le attività, con gli esiti comunicati che confermano, se ce fosse stato bisogno di una vasta rete con una catena di comando ben conosciuta ma da anni tollerata. Le attività dei giorni scorsi dovrebbero essere propedeutiche ad ulteriori incisivi interventi anche nei centri abusivi dove regna la illegalità e una gravissima situazione igienico sanitaria che rischia di condizionare l’intero territorio dell’area interessata alla raccolta del pomodoro. Il vertice governativo tenuto a Roma si è dato quindici giorni di tempo per un provvedimento che include anche il sequestro dei beni dei caporali e delle imprese che utilizzano la rete illegale. La Giunta regionale ha anticipato da tempo alcuni provvedimenti previsti come le liste di prenotazione e il bollino etico. E’ auspicale che gli impegni governativi relativi alla “Rete di lavoro agricolo di qualità” siano predisposti in tempo prima della fine delle campagne di raccolta.

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