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Si è concluso il Presepe vivente di Matera: guardiamo oltre i numeri

presepeviventemt30 mila visitatori. Tanti, secondo le prime stime degli organizzatori, sono quelli che, dal 2 al 5 gennaio scorsi, hanno affollato Matera in occasione del Presepe vivente nei Sassi. Un numero importante, considerato anche il freddo pungente e che a Matera, ha entusiasmato tanti, tra gli addetti ai lavori, complice anche la ribalta mediatica nazionale conseguita dall’evento. Certo di numeri importanti, oltre a quelli delle presenze, ci sono anche quelli dei prezzi lievitati per l’occasione tra stand di prodotti più o meno locali e consumazioni al bar, i quali lasciano intendere che la città dei Sassi o capitale europea della cultura 2019, qualsivoglia chiamarla, rischia di intraprendere un modello turistico tutt’altro che evolutivo. Ma questo Matera non può permetterselo. Proprio perché la città sta vivendo un suo definitivo momento di consacrazione, è opportuno che questa venga amministrata, in ogni sua dimensione, non solo pubblica ma anche, e allo stesso modo, privata, e quindi cittadini, operatori economici e turistici chiamati a maggiori responsabilità, in modo oculato e attento. Il social network, che nel bene e nel male è lo specchio dell’opinione pubblica, dimostra che questo, purtroppo, non è accaduto ed è da qui che bisogna ripartire, immaginando una città sostenibile anche in questi momenti di presenze importanti. La parola d’ordine resta pianificare, il traffico e i parcheggi, la logistica, la comunicazione, in una sola parola: l’accoglienza. Il futuro e il 2019, va detto, non possono essere usati come scudi solo quando si tratta di arginare idee e progetti non allineati alla politica ma sono un appuntamento su cui occorre riflettere sempre, anche perché oggi il web e la sua dimensione sociale, possono essere delizia, ma al contempo anche croce, per chiunque. Anche l’ideazione stessa del Presepe, da questo punto di vista, forse è il momento che avvenga in modo più analitico legandola al contesto, svincolando i Sassi dal ruolo di set biblico, o peggio ancora di luna park, e rivalutandoli per quelli che sono stati: culla di una civiltà antica e unica, spesso sofferente ma sempre resiliente, che ci ha lasciato in eredità un patrimonio materiale e culturale che si è trasformato nella nostra fortuna, una fortuna che ancora non abbiamo imparato a rispettare fino in fondo e che invece necessiterebbe di trasparenza, visione in prospettiva e progettualità di ampio respiro e di alto profilo, pianificate e costruite in modo organico e inclusivo come la portata raggiunta oggi dal Presepe richiederebbe.

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