Servizi all’infanzia. Divario di spesa tra sud e nord. Potenza sotto la media nazionale

Consiglio Comunale PotenzaROMA – Esiste un ”fortissimo divario”, tra le regioni italiane, nella spesa per i servizi all’infanzia: in Emilia Romagna si spendono 543 euro pro capite, in Calabria, ad esempio, 55.

E’ quanto osserva il Pd, che oggi ha diffuso una rielaborazione di dati, tratti da diversi report, sulla condizione dell’infanzia in Italia. Obiettivo: discuterli con le associazioni per redarre un’Agenda Infanzia da ”portare a Palazzo Chigi per farla diventare agenda di governo”, ha spiegato il responsabile Scuola e Welfare del Pd, Davide Faraone.

Dopo l’Emilia Romagna, ricorda il Pd, per spesa, c’è la Liguria, con 461 euro. Seguono Valle D’Aosta e Lazio con 403 euro. ”Ultima la Calabria che investe solo il 10% di quanto fa l’Emilia Romagna”. In media, in Italia, i posti disponibili nei nidi sono 146 ogni 1.000 residenti.

Tra i Comuni che superano tale cifra, osservano i democratici, ci sono: Bologna (276), Firenze (240), Trento (228), Venezia (210). Sotto la media invece Napoli (29), Palermo (36), Campobasso (78), Sassari (95). Per i bambini tra gli 0-3 anni i Comuni spendono in media 1.242 euro pro capite. Anche in questo caso, sottolinea il Pd, c’è una ”grande differenza” tra i comuni che spendono sopra la media (Trento, Venezia, Fiorenze, Roma, Bologna) e quelli sotto la media (Napoli, Campobasso, Palermo, Potenza).

In termini di efficacia, i costi medi annui a cui va incontro il Comune per posto disponibile nei nidi sono pari a 8.775 euro (si va da un minimo di 4.707 a un massimo di 11.805): spendono sopra la media Napoli, Palermo, Trieste, Brescia, Roma. Al di sotto Campobasso, Potenza, Bologna, Genova. ”In una società complessa come la nostra – ha osservato Vanna Iori (Pd) della Commissione bicamerale Infanzia – un’unica tipologia di servizi non è sufficiente, si può pensare a servizi alternativi o integrativi per le famiglie che non possono permettersi la retta del nido. Creando ad esempio forme di servizio alternative, come la Tagesmutter, coordinate da chi organizza i servizi dei nidi”.

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