Incendio Prato: Natuzzi a Napolitano, “non ci lasci soli”

NatuzziPOTENZA – ”Oggi esistono due realtà sovrapposte che non possono più convivere”, una che rispetta le leggi e l’altra che ”agisce in maniera sotterranea, senza dar conto a nessuno di ciò che fa e di come lo fa: queste due realtà non possono più convivere”: è il passaggio finale della lettera aperta che Pasquale Natuzzi, amministratore delegato del gruppo omonimo – che opera nel settore dell’arredamento da oltre 50 anni, nel ”distretto” fra Basilicata e Puglia – ha scritto al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendogli di ”non lasciarci soli”.

La lettera aperta è stata pubblicata oggi dai quotidiani La Gazzetta del Mezzogiorno e Il Sole 24 Ore: Natuzzi, che ha preso spunto dallo sfruttamento scoperto a Prato dopo l’incendio nel capannone dove vivevano, e sono morti, alcuni operai cinesi, ha chiesto il sostegno di Napolitano nelle lotta fra legalità e illegalità. ”Delle due l’una: o vince la legalità e il sommerso soccombe, o vince il sommerso a scapito della legalità, della sopravvivenza delle aziende oneste, delle conquiste di civiltà e dignità dei lavoratori, degli stessi interessi dei consumatori. Non ci daremo pace – ha scritto Natuzzi – finché non avrà prevalso la prima”.

L’imprenditore ha sottolineato che anche ”in quel che resta del distretto del mobile imbottito di Puglia e Basilicata il fenomeno del sommerso è tristemente presente” e che molte aziende hanno scelto ”un modello di business che in superficie appare legale, ma che si fonda e si alimenta sull’illegalità”.

I cosiddetti ”terzisti” sfruttano lavoratori sia italiani sia cinesi: quelli italiani sono in cassa integrazione da altre aziende e ”pagati a nero”, molti di quelli cinesi sono ”sottopagati e costretti in condizioni di lavoro disumane”. Nella lettera al Presidente della Repubblica, Natuzzi ha evidenziato l”’enorme danno” che questo modello causa all’Italia e al ”made in Italy”, avviando ”un circolo vizioso devastante. Questo modello di economia non genera ricchezza, ma solo barbarie” e dietro ”c’è chi ci guadagna e non ha il passaporto cinese. E’ bene che queste cose le sappiano tutti. E’ uno scandalo a cielo aperto, ho più volte fatto nomi e cognomi dei grandi committenti. Li ho denunciati in tutte le sedi, finanche in Parlamento. Tutti sanno in quali negozi e sotto quali insegne vanno a finire i prodotti in questa filiera del nero”, ha concluso Natuzzi, ricordando l’accordo dell’ottobre scorso con i sindacati ”per la gestione condivisa di 1.506 esuberi che questa situazione ha contribuito non poco a generare”. (ANSA).

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