Al Duni lo spettacolo “Educazione Fisica” del Centro di ricerca per il teatro di Milano

MATERA – Capita spesso che lo sport venga preso a paradigma della vita. Alti, bassi, gioco di squadra, protagonismo, voglia di vincere, paura di perdere. Il cinema, ad esempio, ha basato su questi parallelismi capitoli indimenticabili della sua storia, cosa che invece non è accaduta, per lo meno con la stessa frequenza di rappresentazione, a teatro. Forse è anche per questo motivo che “Educazione fisica” appare ancor più originale e innovativo agli occhi dello spettatore. Lo spettacolo, diretto dalla coppia d’arte e di fatto Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, insieme costantemente orientati ad insegnare ai giovani attori un linguaggio teatrale nuovo, è prodotto dal Centro di Ricerca per il Teatro di Milano e da Matera, ieri sera, nell’ambito della stagione dell’associazione Incompagnia, ha preso il via la tournée che lo porterà in giro in tutta Italia. Essenziale nella scenografia, un semplice campo da basket, ma imponente nel cast, coi suoi sedici attori tutti giovani e bravi, su cui spicca lo stesso Civilleri, “Educazione fisica” è la cronaca del training di un allenatore ad una squadra che lui, ancor prima dei giocatori adolescenti , vuole rendere perfetta. Come Pigmalione con Eliza Doolittle, l’uomo vuole forgiare il corpo dell’atleta partendo dalla mente, promettendogli il sublime. E i ragazzi, complice l’innocenza dell’età, ci stanno, si lasciano plasmare dal coach, si esaltano a prescindere, senza metabolizzare, però, quanto l’insegnamento, quel “Se non puoi, allora devi” mutuato dall’inglese “If you can’t then you must”, possa modificarli profondamente, cancellandone l’individualità, le differenze reciproche per sacrificarle sull’altare del team vincente. Una sorta di metafora, più in generale, della globalizzazione forzata e del potere del potere – accettando il gioco di parole – sull’individuo. Uno spettacolo riuscito, secco, asciutto, visto che la durata non arriva ad un’ora, e che trova il suo punto di forza in una recitazione corale e accorata e in una regia per forza di cose serrata, esattamente come l’ottimo testo che c’è alla base, scritto da Elena Stancanelli.

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