Telesforo in concerto ad Altamura per “Officina del Jazz”

Telesforo con Dario De Idda

ALTAMURA (Bari) – E’ un rapporto innanzitutto amichevole quello che lega Gegé Telesforo ad “Officina del Jazz”. Nell’arco di sei mesi, il singer jazz specializzato nello “scat”, è tornato ad esibirsi per l’associazione culturale presieduta da Angelo Calculli per la terza volta, la seconda col suo “So cool quintet”. Dopo la data materana dell’ottobre scorso, però, il concerto questa volta si è svolto ad Altamura, presso il nuovissimo teatro “Mangiatordi”, con cui il sodalizio ha avviato una collaborazione per aprirsi anche al territorio murgiano. L’enfant prodige di Arbore, quindi, è tornato nella sua Puglia, portando con se una band che, ancor prima che composta da musicisti di livello altissimo, è un gruppo di amici. I fratelli Dario e Alfonso De Idda, rispettivamente al basso e al piano, il sassofonista Max Ionata e il batterista Amedeo Ariani, sono legati a Telesforo da un rapporto di telepatia musicale che evidentemente non può prescindere dalla condivisione di una profonda affinità umana. E così, il fortunato disco intitolato “So cool”, pubblicato lo scorso anno e distribuito in tutto il mondo, sul palco diventa ancora travolgente, complice il Telesforo che da cantante si trasforma in intrattenitore mentre il resto del quintetto asseconda e strizza l’occhio. E il pubblico finisce col sentirsi coinvolto in modo naturale, quasi senza accorgersene. E’ il risultato di una miscela jazz easy listening ma dal gusto profondo e di respiro internazionale che, sul disco e sul palco, spesso si lascia influenzare dal reggae e dal rocksteady, anche se più frequenti sono le trasparenze groove. Telesforo, tra l’altro, sta conoscendo un periodo particolarmente felice della sua carriera, come lui stesso afferma, vista la vittoria del Jazzit Award come miglior voce maschile internazionale del 2010, e la scelta del quintetto per rappresentare il miglior jazz italiano, insieme ad altri musicisti come Bollani, Rea, Fresu e Gatto, all’expo di Shangai. Dopo averli visti sul palco viene facile capire perché.

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