In un libro la storia dei costumi tradizionali della Basilicata

Matera. Il tempo in un abito. Ago e filo che raccontano l’evoluzione storico – sociale  di un paese, Grassano e di una regione, la Basilicata. E se è vero che il costume è lo “specchio fedele” del progresso di un popolo, il volume “Sciupp, cammis e cammsott” – ovvero corpino, camicia e gonna – di Teresa Galasso è uno straordinario strumento che,  dalla seconda metà dell’800 alla prima metà del ‘900, permette di ricostruire quella che è stata la civiltà grassanese, proprio attraverso i costumi. Tessuti, lacci, bottoni, scarpe, varietà di intrecci e ricami, dagli abiti da lavoro a quelli per il matrimonio, riuscendo anche a percepire le differenze tra i vari ceti sociali. “La piccola Gerusalemme immaginaria” di Carlo Levi rivive, quindi,  negli abiti tipici accuratamente scelti e selezionati dalla Galasso, insegnante in pensione. Un lavoro impegnativo e certosino, fatto di incontri con persone anziane, ricerche di vecchie fotografie e riproduzione fedele dei costumi, finalizzato a recuperare le nostre tradizioni, tenerle in vita e tramandarle. “Il futuro è anche in questo libro” –  ha detto il consigliere regionale Luca Braia nel corso della presentazione del volume – perché mettendo in piedi azioni e misure utili a recuperare arti, professioni e mestieri,come ad esempio dei laboratori di cucito,  non solo si avranno ricadute positive in termini di occupazione, ma si creeranno le giuste condizioni affinché la comunità esterna scelga la nostra terra”. A questo punto non rimane che sperare che l’opera sia da stimolo per ravvivare e recuperare tradizioni e valori lucani, perché la Basilicata può e deve vivere del suo passato.                      Guarda il video

 

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