La qualità della TV? Ecco perché misurarla

MATERA – Semplicemente uno strumento di misurazione quantitativa, utilizzato per dividere la torta pubblicitaria. L’auditel non è affatto un indice della qualità dei programmi televisivi. Lo ha ribadito, ieri sera a Matera, presso la sede del circolo culturale La Scaletta, il presidente dell’Aiart, Domenico Infante, nel corso dell’incontro di presentazione del libro “La qualità televisiva”, di Angelo De Marzo. L’Aiart, ha ricordato Infante, è un’associazione culturale di volontariato che si occupa dell’educazione all’uso responsabile dei media. Una cosa è certa, come è stato sottolineato negli interventi: la televisione non è sul banco degli imputati. Piuttosto, ciò che conta è la percezione che se ne ha. Sono tre, ha detto il professor Giuseppe Mininni,  docente di psicologia della comunicazione presso l’Università di Bari, le teorie a cui fa riferimento il testo di De Marzo: dipendenza, coltivazione e modellamento, la seconda e la terza di queste dimensioni intese come capacità di influenzare l’immaginario delle persone. Se ai suoi albori, negli anni sessanta, la televisione poteva essere definita un gigante timido, ha ricordato ancora Mininni, oggi è un vero e proprio gigante chiacchierone. La preoccupazione più diffusa, di cui si fa interprete De Marzo, è che i ragazzi apprendano dalla televisione i loro modelli educatrivi. De Marzo però non si limita ad esprimere i timori, ma promuove una vera e propria indagine scientifica sul mezzo televisivo.

 

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