La Basilicata narrata da Coppola incanta Milano

Una sala incantata dai racconti magici di Don Francis Ford Coppola, eccezionalmente in versione “storyteller” all’attesissimo appuntamento del palinsesto di Expo “Ritrovare le radici per incontrare il futuro: la mia Basilicata”.

Francis Ford Coppola

Narrazioni che partono da lontano e che incrociano territori ed esperienze, ascoltate con grande attenzione da una gremita platea, quella del Teatro dal Verme di Milano, forse distratta dai calzini spaiati – uno rosso l’altro giallo – indossati dal grande regista “metà americano e metà lucano”.

Il “maestro”, in perfetto orario sale sul palco alle 19.30 salutato da un lungo e caloroso applauso. Presenti, tra i lucani in sala, anche alcuni dei massimi rappresentanti che hanno promosso l’incontro, Regione Basilica, Apt Basilicata, Matera 2019, Lucana Film Commission con “Meet the Media Guru”.

Difficile dire con esattezza cosa abbia detto in principio di incontro il presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella e lo stesso Coppola salutando il pubblico, problemi tecnici forse causati dall’alta – prevedibile – partecipazione via streaming da fuori Milano, ha impedito agli internauti di seguire una buona mezz’ora della trasmissione.

A parlare è certamente la coda lunghissima delle persone in attesa di entrare, che a qualcuno ricorda quelle di Expo e gli echi che arrivano da Twitter tramite l’hashtag, di tendenza in Italia tra quelli più utilizzati nella serata di lunedì: #meetcoppola.

Il cinque volte premio Oscar, ha portato in scena la storia e i racconti familiari: da Agostino e Carmine Coppola alla creatività di Ciccio Panio, fino alla inedita parentela con l’altro maestro italiano, Riccardo Muti (sono cugini di secondo grado).

“Sono le radici, la famiglia e le loro storie delle storie a produrre creatività”. Il racconto è poi proseguito anche con la gastronomia, tra “lambascioni e gnummareddi”, il suo Palazzo Margherita di Bernalda, resort di lusso con le stanze dipinte che “sembrano un sogno”.

E poi il cinema, quello dei suoi “maestri” preferiti, con Fellini e la Dolce Vita ma anche Rossellini, uno dei più grandi e generosi registi italiani. E poi un commento sul cinema “imbrigliato dagli interessi commerciali: non piò salvare il mondo, anche se potrebbe farlo” e aggiunge: “dai film non faccio soldi, per guadagnare c’è il vino o Palazzo Margherita”.

Parla degli italiani tutti, dei loro vizi e delle loro virtù: “Non dite bugie. La verità è più creativa, profonda e morale” e qui cita il critico cinematografico francese André Bazin, dedicando questa frase a tutti noi: “If you’re not doing something exciting it’s your fault not their fault. So stop complaining and do something!” (se non stai facendo niente di esaltante la colpa è tua, non di altri. Quindi basta lamentarti e fai qualcosa).

Il tempo vola e le domande dal pubblico iniziano a scorrere come un fiume in piena che Coppola asseconda volendo sinceramente rispondere a tutti, anche a chi gli chiede in chiusura di incontro: “maestro, perché questa predilezione per i calzini spaiati?” la risposta è lapidaria: “e perché no?”

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