Il consigliere Cotugno (PD) su proiezioni pasoliniane: mezzo milione di euro per un’operazione comoda e colonialista

Vangelo secondo MatteoMATERA – “Credo sia molto importante promuovere anche con il cinema il percorso di candidatura a Capitale europea della Cultura 2019. Una importante occasione è data dal cinquantesimo anniversario della realizzazione del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964-2014)”. L’incipit di una riflessione destinata a riempire tanto le pagine di politica che quelle della cultura delle testate, non lascia spazio a dubbi. Il consigliere comunale Angelo Cotugno (PD) è un sostenitore, non acritico, del progetto “Matera 2019”. Ma ha delle perplessità che prova a condividere con l’opinione pubblica:

“Il Comune di Matera, il Comitato Matera 2019, la Lucana Film Commission e la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata con il sostegno della Regione Basilicata con la collaborazione della Cineteca Lucana hanno organizzato una manifestazione per celebrare il film e per sottolineare l’importanza della presenza di Pasolini a Matera e in Basilicata nel giugno del 1964.
Il programma denominato ‘Matera città del cinema’ se pur sostanzialmente definito si presenta, così viene detto in conferenza stampa, aperto anche ai contributi delle associazioni culturali locali, e viene presentato con iniziative che prevedono esposizioni, rassegne cinematografiche, iniziative teatrali, musicali e coreutiche e con il sostegno tra le altre della Conferenza Episcopale e dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina”.

“L’iniziativa” prosegue Cotugno “prima ancora che fosse annunciata in conferenza stampa, è stata conosciuta dalla città per effetto di una delibera di Giunta del Comune di Matera con la quale si è definito il programma di iniziative culturali per il 2014”.

“Con quella delibera la Giunta Comunale ha elencato le iniziative e gli importi con i quali il Comune si impegna per la loro realizzazione”. Il consigliere membro della commissione consiliare cultura esprime perplessità “sul progetto ‘Matera città del cinema’ ovvero ‘Roma Matera 1964-2014’ per il quale il Comune di Matera prevede di intervenire con un importo di 450.000 euro. E’ l’intervento più consistente dell’anno ed è il più progetto che riceve il finanziato più alto finora ricevuto. Si deve dedurre che probabilmente è quello su cui si vuole puntare più di ogni altro”

“Quella delibera” come rappresenta il consigliere nella nota stampa “è stata criticata dalle associazioni culturali della città ed è stata criticata anche dalla commissione consiliare cultura, che ne ha preso conoscenza solo con la sua pubblicazione. Il fuoco di critiche aveva indotto lo stesso Sindaco a prenderne le distanze al punto da ritenere necessaria anche una profonda revisione sen non addirittura il ritiro”.

“Non cè dubbio che a Pasolini Matera deve molto e che anche grazie a quel film Matera è stata negli anni luogo osservato ed utilizzato dalle produzioni cinematografiche e dai registi.

Il rapporto tra il Poeta friulano e i nostri antichi Rioni è sostanzialmente legato al film ‘Il Vangelo secondo Matteo’.

Una circostanza che ha dato lustro a Matera. Da quel momento il nome del Regista è sulla bocca di tanti intellettuali e pseudo intellettuali di provincia che certamente Pasolini, se fosse tra noi, non amerebbe molto.

Il film sulla vita di Gesù è però solo una componente della sua opera e del suo pensiero che si è articolato in tanti film, romanzi, saggi e poesie.

Un percorso intellettuale straordinario che davvero contribuirebbe ad illuminare quanti ancora non lo conoscono. E sono tanti. Forse anche molti di quelli che oggi organizzano eventi sulla sua figura. Anche questa mostra per la quale si stanziano somme ingenti mi sembra frutto di uno sterile senso di appartenenza di facciata.

Il rapporto tra una location e un film è profondamente effimero. Pasolini viene a Matera per problemi produttivi ed economici. Meglio cosi’, senza dubbio, ma sarebbe più opportuno offrire un servizio culturale alla collettività cercando di approfondire l’intera opera di questo geniale osservatore della realtà.

In tal caso si giustificherebbe anche eticamente un investimento di mezzo milione di euro. Portare in giro un film in 131 comuni è un’operazione comoda, semplice e in qualche modo colonialista.

Per comprendere le cose bisogna avere prima di ogni cosa gli strumenti per farlo. Fornire questi strumenti è la vera sfida di chi pretende di fare cultura.

E Pasolini ci ha dotati di tutti gli strumenti per comprendere la natura cinica e fallimentare della nostra società. Concentrare l’attenzione di una piccola particella di Pasolini spendendo tali quantità di denaro pubblico è un’operazione che rischia di rivelarsi sterile.

E’ certamente in linea con l’idea del turismo cinematografico, che pure ha le sue ragioni d’essere ma che non incide sulla crescita culturale della nostra comunità. E’ una scorciatoia, una delle tante alle quali siamo drammaticamente abituati.

Il problema come sempre è cosa significa fare cultura. Approfondire dei temi e far evolvere le persone (visto che si utilizzano i loro soldi) o solo mettere una bella cosa in un vetrina?”

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