Successo di pubblico per “Il numero due”

La locandina del film

MATERA – Puntuale, come ogni fine anno, al “Duni” di Matera, è arrivata la prima del “cinepanettone” della premiata ditta Antonio Andrisani – Vito Cea, sostenuti dalla partnership produttiva di Rvm Cinema e Cinqueventi anche per “Il numero due”, sequel de “Il numero uno”, mediometraggio che risale a qualche anno fa, opportunamente compendiato in testa alla proiezione di ieri. Sul grande schermo, quindi, si ritrovano quelli che l’Andrisani soggettista e sceneggiatore definisce “due disgraziati”, Antonio e Franco, lui e Gianfranco Ferrara, identica accoppiata del primo, disposti a tutto, pur di sbarcare il lunario, ma non a rubare, anche se a chiederglielo è un prete bibliofilo, interpretato da Pippo Franco, che anela un prezioso volume custodito nella biblioteca del paesino in cui vivono. O meglio, loro ci provano, come nell’episodio precedente, ma non ci riescono, un po’ per sfortuna un po’ per imbranataggine. Abbandonati i sentieri della commedia al vetriolo ispirata ai Risi e ai Monicelli, vedansi i precedenti “Natale con chi vuoi” e “Arrivano i mostri”, oltre che la struttura a episodi, Andrisani, col plot de “Il numero due”, vira l’ispirazione su registri da commedia più surreali, quasi fiabeschi, e con dinamiche comiche da avanspettacolo che al cinema, negli anni ’50, furono care a Camillo Mastrocinque. La coppia Franco/Antonio, inoltre, è uno spassionato ed evidente rimando a due miti della comicità italiana: gli indimenticati Franco e Ciccio, dei quali Andrisani è storico fan. A questi si aggiungono caratteri e personaggi fortemente connotati, interpretati da un cast tutto materano, che compongono, insieme, uno spaccato sulla classica vita di provincia, poco emozionante, spesso frustrante ma sempre genuina, e divertente per chi guarda. Anche la regia di Cea segue questo cambio di registro narrativo, mostrandosi spesso complice dei due protagonisti, più scanzonata, informale, visto che la storia lo permette, ma pur sempre corretta e attenta sul piano della grammatica cinematografica. E siccome la saggezza popolare insegna che “non c’è due senza tre”, la storia dei due protagonisti resta aperta, lasciando intendere che al “numero due”, appunto, seguirà il “tre”.