Santa Maria della Croce restituita al culto dei fedeli. E Matera ritrova uno scrigno

Un momento della cerimonia

MATERA – La chiesa di Santa Maria della Croce, nota ai materani anche come “La Scordata”, è stata restituita ieri pomeriggio al culto dei fedeli, con una solenne cerimonia presieduta dall’arcivescovo di Matera-Irsina, monsignor Salvatore Ligorio. Nella chiesa, sita nel cuore della città, a pochi passi da uno degli accessi nei Sassi, in vico Santo Stefano, sarà celebrata l’eucaristia e somministrato il sacramento della penitenza. Ma quello restituito ieri alla città non è semplicemente un luogo di culto, dato il suo non trascurabile valore storico ed artistico. La chiesa, che era stata chiusa al culto nel 2006, torna oggi a risplendere di luce propria, come uno scrigno, grazie all’azione di recupero realizzata dalla società materana Ocra e al lavoro delle restauratrici Rita Padula, Maristella Tarantino, Mariella Monteleone, coadiuvate da Anna Ramundo. Impegno che ha visto in prima linea la stessa Conferenza Episcopale Italiana, la Sovraintendenza ai beni culturali, e l’infaticabile artista materano, Franco Di Pede, che ha curato, tra l’altro, un breve saggio dedicato alla chiesa settecentesca. Torna dunque ai fedeli un importante luogo di culto. Ma soprattutto vengono restituiti alla città la tela di Nunzio Nicola Bonamassa e l’altare, entrambi risalenti alla fine del settecento. L’antica chiesa custodisce però anche frammenti di storia del nostro passato. Come tradisce l’iscrizione in chiave di volta, posta all’ingresso del tempio. Lapidaria la scritta: “Qui non si gode asilo”. Forse anche perché la chiesa stessa rappresentò in passato, il luogo dell’ultima confessione, per diversi condannati a morte per impiccagione.

 

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