Massoneria in Basilicata. A Matera un convegno con il “Gran Maestro” Bisi

Stefano Bisi - Gran Maestro Grande Oriente d'Italia

Stefano Bisi – Gran Maestro Grande Oriente d’Italia

“Tolleranza, dialogo e impegno” per affrontare questioni come lavoro e immigrazione. Lo ha detto ieri, a Matera, Stefano Bisi, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia in occasione del convegno sulla ”Massoneria in Basilicata”.

”Non abbiamo una ricetta per salvare o rilanciare l’economia, però possiamo dare a questo Paese un’idea, che è quello del principio fondante della libera muratoria che è la tolleranza. Non è un caso ad esempio, che uno dei primi atti adottati appena eletto, mi insediai nell’aprile 2014, fu l’onorificenza ‘Galileo Galilei’ a Giusy Nicolini sindaco di Lampedusa, quando questa donna in qualche maniera era lasciata sola per l’accoglienza agli immigrati. L’onorificenza il Grande Oriente la dà a chi, non massone, si adopera per il bene dell’Umanità ed è stata data a questa donna. Questo è un segno, un piccolo simbolo – ha proseguito Bisi – che il Grande Oriente può dare a questo Paese, nel senso che i massoni non buttano in mare chi arriva, ma invitano all’accoglienza seguendo delle regole che poi spetta ai governi dare. Però il nostro spirito è quello di accomunare persone diverse, capaci di stare assieme”.

Bisi ha poi sottolineato che i metodi del dialogo e dell’impegno possono contribuire alla soluzione dei problemi. ”Ho fatto” ha continuato “degli interventi su situazioni stringenti di crisi, come accaduto per le acciaierie di Terni, affinché si trovasse una soluzione per quel territorio così come per Piombino, in un momento di grande difficoltà ho ricordato che nel dopoguerra fratelli massoni di Piombino si adoperarono per lo sviluppo di quella città. Noi non abbiamo ricette, però il nostro metodo che è quello del dialogo, del confronto se adottato in tutti i consessi civili porterebbe alla soluzione dei problemi”. Bisi ha aggiunto di volere ricostruire una loggia anche a Matera, che ne è priva.

L’intervista di Giovanni Scandiffio

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