Sorrentino presenta “Panico”: “non demonizziamo il farmaco”

Matera – Rosario Sorrentino è un neurologo cinquantaquattrenne romano; è fondatore e direttore dell’istituto di ricerca e cura degli attacchi di panico; direttore scientifico dell’istituto di neuroscienze globali e membro dell’accademia americana di neurologia. Al momento è autore di due libri: il primo intitolato Rabbia, il secondo Panico. Quest’ultimo lo ha presentato sabato pomeriggio a Matera su iniziativa della libreria dell’Arco. “L’attacco di panico – ha detto – è a tutti gli effetti una malattia; non è un’invenzione del paziente, non è un capriccio ma è una “sberla” che irrompe nella vita di una persona laddove quest’ultima ha una sorta di tallone d’Achille che gli conferisce quella vulnerabilità che poi lo candida allorchè quella predisposizione si salda ad eventi di scatenamento esterno. Questi eventi possono essere: di lutto, di perdita, di traumi fisici o mentali ma anche uno stress prolungato che il paziente non riesce più evidentemente a smaltire”. Il libro è una lunga intervista con una giornalista, che dopo lunghe ed inutili sedute psicoanalitiche riesce ad uscire da quel recinto attraverso una terapia medica.  Durante la presentazione del testo, poi, sabato sera, presso Palazzo Gattini, Sorrentino ha spiegato qual è, secondo lui, la cura per uscir fuori da questa malattia che egli definisce “una bugia del cervello che può rovinarci la vita”. Da buon neurologo, dopo aver sottolineato principalmente gli aspetti anatomici che la generano anzichè quelli psicologici, ha indicato, la via farmacologica come strada principe per la risoluzione della patologia. “Bisogna superare – ha evidenziato con vigore – la grande demonizzazione che, ultimamente, si sta facendo del farmaco ed unire alle medicine tanto sport; in questo modo si può vincere presto e bene la malattia. La psicoterapia – ha concluso – se ci dev’essere, deve avere breve durata. Non possiamo rischiare – ha fatto intendere – di restare per decenni nella mani dei “badanti della mente” solo perchè andare dallo psicologo, oggigiorno, fa più glam rispetto al recarsi in farmacia per l’acquisto di un medicinale.  

 

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